Olimpiadi Milano-Cortina, la Cgil denuncia: precariato e sfruttamento nei cantieri e nei servizi

Olimpiadi: turni di 12 ore, mansioni spostate, criticità nella sicurezza. La Cgil accusa: nei Giochi vincono lavoro povero e sfruttamento

Olimpiadi Milano-Cortina, la Cgil denuncia: precariato e sfruttamento nei cantieri e nei servizi

La retorica dei grandi eventi promette lavoro, indotto, occasioni. Nei cantieri e nei servizi delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, racconta la Cgil, il risultato è un altro: precarietà strutturale e sfruttamento. La denuncia arriva dai luoghi di lavoro, dai turni, dai contratti, dalle condizioni materiali. E restituisce un quadro che stride con la narrazione patinata dei Giochi.

Secondo il sindacato, il “record olimpico” è già stato battuto: dodici ore di lavoro al giorno come standard, di giorno e di notte, per mansioni diverse da quelle contrattualizzate, spesso senza adeguate tutele su salute e sicurezza. Non episodi isolati, ma una prassi che attraversa vigilanza, accoglienza, controllo accessi, cantieri edili e servizi informatici. Giovani, lavoratori maturi, migranti e cittadini italiani arruolati con contratti part-time si ritrovano a coprire funzioni multiple, esposti a stress termico e condizioni ambientali avverse, con dotazioni ridotte all’osso.

Dodici ore come standard

Il caso che ha riacceso i riflettori è la morte di un vigilante in un cantiere del Veneto, durante un turno notturno a temperature rigide. Da lì la Cgil ha rimesso in fila le criticità: catene di appalto lunghe, promesse disattese, controlli difficili. Nei siti milanesi, raccontano i rappresentanti dei lavoratori, addetti assunti come hostess e steward operano all’esterno in attività di guardiani e vigilanza non armata, senza dispositivi di protezione individuale adeguati. Le indicazioni operative arrivano via messaggio: portarsi i vestiti da casa, indossare una pettorina, evitare colori “sgargianti”. La sostanza resta invariata: turni estesi e mansioni spostate.

La responsabilità del committente è centrale. La Fondazione Milano Cortina, sottolinea il sindacato, governa scelte che incidono direttamente sulle condizioni di lavoro. Eppure la collaborazione promessa sui temi di sicurezza, contratti e regole degli appalti si è rivelata intermittente. Le imprese cambiano, subentrano nuovi soggetti, e il presidio sindacale fatica a seguire flussi e responsabilità.

Appalti opachi e sicurezza negata

Un accordo era stato costruito con l’intervento delle istituzioni locali, fissando due assi: riduzione dei subappalti a cascata e rafforzamento delle tutele su salute e sicurezza. Per rendere effettivo il controllo, ai rappresentanti confederali era stato garantito l’accesso a un portale informativo con dati su forniture, tipologie contrattuali, orari, mansioni e contratti applicati. Dopo una settimana, l’accesso è stato chiuso. I delegati possono entrare nei siti con un badge, ma senza conoscere prima cosa troveranno. Una limitazione che svuota la rappresentanza.

La “soluzione” proposta – accesso solo da un computer nella sede della Fondazione e previa firma di una malleva che vieta la diffusione delle informazioni persino alle federazioni – è stata respinta unitariamente da Cgil, Cisl e Uil. La richiesta è semplice e verificabile: piena agibilità e ripristino immediato degli strumenti di controllo. Il sospetto, dichiarato, è che il tempo venga usato come variabile organizzativa: rinviare, sapendo che l’evento è a termine e che il tavolo rischia di sciogliersi con la fine dei Giochi.

Il sindacato ha già presentato esposti all’Ispettorato del lavoro dei Carabinieri, destinati alla Procura. Nel frattempo, resta l’urgenza di tutelare lavoratori e volontari, oggi esposti a un modello che scarica il costo dell’eccezionalità sugli ultimi della filiera. Se questa è la vetrina, la medaglia d’oro l’ha vinta il precariato. E lo sfruttamento è salito sul podio senza nemmeno bisogno di un cronometro.