Fregatura sul potere d’acquisto: Meloni esulta per dati fuorvianti

Meloni festeggia per i dati sul potere d'acquisto pro capite, ma non spiega che i salari non hanno recuperato affatto l'inflazione.

Fregatura sul potere d’acquisto: Meloni esulta per dati fuorvianti

La questione è solo lessicale. L’obiettivo è confondere gli italiani, esultare per un dato facendo implicitamente credere che si tratti di altro. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, cita i dati riportati dal Messaggero per parlare del recupero del potere d’acquisto degli italiani. Potere d’acquisto “pro capite”, come scrive correttamente la stessa presidente del Consiglio. Ma senza spiegare che quel dato ha un valore ben diverso da quello riguardante il potere d’acquisto in generale. E che no, i salari in Italia non sono cresciuti più dell’inflazione, ma anzi restiamo fanalino di coda in Europa per recupero del potere d’acquisto dopo la crisi inflattiva.

Meloni basa le sue affermazioni su un articolo del Messaggero. Articolo che sin da subito spiega che il dato è parziale e che il recupero dei salari reali rispetto all’inflazione è invece “lento e graduale”. Quello che è aumentato è soltanto il potere d’acquisto pro capite, un dato legato soprattutto all’aumento del numero degli occupati e che poco dice sui salari e su quanto siano in grado di tenere il passo coi prezzi in aumento. Anche l’articolo precisa che il potere d’acquisto pro capite viene dato “dal reddito disponibile delle famiglie e delle società senza scopo di lucro al netto dell’inflazione” diviso per il numero degli abitanti. Un rapporto che inevitabilmente cresce all’aumentare degli occupati, anche se questi lavoratori percepiscono paghe particolarmente basse.

Il potere d’acquisto pro capite è aumentato, nel terzo trimestre del 2025, dell’1,7% in Italia rispetto al trimestre precedente. Meglio di tutti gli altri Paesi Ue, davanti a Ungheria e Irlanda e molto meglio di Spagna (+0,6%) e Germania (+0,5%). C’è poi un altro dato, con un confronto tra il quarto trimestre del 2022 e il terzo trimestre del 2025, con un aumento del 7,5%. Pur sempre dietro alla Spagna (8,5%) ma davanti a Francia e Germania. Un dato che sembra tarato proprio sull’insediamento del governo Meloni, forse per celebrare – anche con un titolo fuorviante che parla di primato in Europa per “crescita del potere d’acquisto” – l’operato dell’esecutivo.

Meloni sostiene quindi che l’Eurostat “certifica una serie di dati positivi sul potere d’acquisto degli italiani”, ma solo dopo sottolinea che si tratta del dato pro capite. E festeggia per l’aumento del 7,5% del potere d’acquisto per abitante dall’insediamento del governo, sostenendo che questa crescita abbia “più che compensato l’alta inflazione del biennio 2022/2023”. Ma le cose non stanno così e, anzi, il potere d’acquisto – quello vero – non è ancora stato recuperato.

Cosa dicono davvero i numeri sul potere d’acquisto e i salari reali

Il potere d’acquisto pro capite, come detto, si calcola dividendo il reddito disponibile di una popolazione per il numero totale degli abitanti ed è ben diverso dal potere d’acquisto che si calcola dividendo il reddito disponibile per il livello dei prezzi. E il potere d’acquisto permette di vedere quali sono i salari reali, ovvero quelli rapportati all’inflazione. I dati Eurostat dicono che mentre in Ue sono cresciuti del 22% negli ultimi venti anni, in Italia sono scesi del 4% (i peggiori dopo la Grecia). Istat dice che a dicembre i salari reali sono scesi dell’8,1% rispetto al gennaio 2021.

E il recupero del potere d’acquisto procede a rilento: solo pochi giorni fa l’Ufficio parlamentare di bilancio ha spiegato che i salari reali resteranno di due punti inferiori al livello del 2021 persino a fine 2027. Anche il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ricorda che dal 2019 le retribuzioni reali sono calate di otto punti, mentre dal 2020 la crescita in Germania è stata del 21% e in Francia del 14%. Infine, anche l’Inps sottolinea che tra il 2019 e il 2024 il gap tra aumento dei prezzi e dei salari è superiore ai nove punti. I dati citati da Meloni, insomma, sono ben diversi da quelli reali sulla situazione dei salari italiani.