Una crisi che non si ferma. E, anzi, peggiora. È quella dell’industria metalmeccanica italiana, che ha coinvolto lo scorso anno 115.397 lavoratori, in aumento di 11.946 unità rispetto all’anno precedente. Una crescita del 10,91% che testimonia le difficoltà di un settore che non riesce a rialzarsi. La denuncia arriva dalla Fim-Cisl in un report illustrato in conferenza stampa dal segretario generale, Ferdinando Uliano. I comparti maggiormente colpiti dalle crisi sono l’automotive, la siderurgia, gli elettrodomestici e la termomeccanica.
Crisi metalmeccanica, aumentano le vertenze e i lavoratori coinvolti
In totale le vertenze sono 993, di cui 575 riguardanti aziende con meno di 50 dipendenti e 418 per aziende con oltre 50 dipendenti. La maggior parte si concentra nel Nord Italia, con 836 vertenze e oltre 70mila lavoratori coinvolti. Nel Centro, invece, le vertenze sono 68 e i lavoratori coinvolti circa 14mila. Nel Mezzogiorno si contano 116 vertenze e oltre 31mila lavoratori coinvolti.
La crisi del settore viene confermata anche dalla crescita delle ore di cassa integrazione registrata dall’Istat: nel secondo semestre del 2025 è stata del 17% per il metalmeccanico e del 20% per il siderurgico. Le voci che impattano maggiormente sulle crisi riguardano il costo dell’energia e delle materie prime, viene sottolineato nel report. A cui si sommano anche i dazi e la crisi geopolitica.