“Rispetto per la magistratura”. Ma Meloni ignora Mattarella

L’intervento di Mattarella al Csm ha qualcosa di inedito. Chiede rispetto dopo gli attacchi scomposti di Nordio

“Rispetto per la magistratura”. Ma Meloni ignora Mattarella

Da quando le destre sono arrivate a Palazzo Chigi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto più volte per richiamare il governo Meloni all’ordine e al rispetto della Carta costituzionale. I motivi di attrito non sono mancati su tutti i fronti, dalla politica estera a quella economica: concessioni balneari, carne sintetica, abuso della decretazione d’urgenza, premierato, scontro con la Francia sui migranti, la strage di Cutro, le manganellate agli studenti, fascismo e antifascismo, fino alla norma di Salvini che voleva far saltare o alleggerire i controlli antimafia sul ponte sullo Stretto, passando per il decreto Sport e per la legge Morandi, considerata “non in linea con i principi e le norme della Costituzione” (perché discriminava i figli nati fuori dal matrimonio e le vittime di crolli che riguardano edifici, non infrastrutture).

A questo si è aggiunto lo stupore espresso dal Quirinale per la nota con cui Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, chiedeva alla Presidenza della Repubblica di smentire la notizia pubblicata da La Verità, secondo la quale consiglieri del capo dello Stato (leggi: Francesco Saverio Garofani) “auspicherebbero iniziative contro il presidente Giorgia Meloni e il centrodestra, esprimendo altresì giudizi di inadeguatezza nei confronti dell’attuale maggioranza di governo”.

Il richiamo di Mattarella al governo: “Rispetto per il Csm”

Ma l’intervento di ieri di Mattarella al Csm ha qualcosa di inedito e fuori dall’ordinario. Lo sottolinea lo stesso Capo dello Stato: “Sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni”. E spiega perché: la necessità di ribadire il valore “di rilievo costituzionale” del Consiglio superiore della magistratura e, soprattutto, il rispetto che occorre “nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione”.

Un’istituzione che, ammette Mattarella, “non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori” e verso la quale non sono precluse critiche; ma lo stesso vale per le altre istituzioni della Repubblica, “siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario”. In una sede che “deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea” a controversie politiche, il Capo dello Stato rinnova “con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza”.

Nordio prova poi a rientrare nei ranghi

Parole che pesano come pietre dopo gli attacchi scomposti arrivati dal ministro della Giustizia contro il Csm, accusato di essere attraversato da un “sistema paramafioso”, un “verminaio correntizio”, un “mercato delle vacche”. E dopo l’ultimo attacco di Giorgia Meloni alle toghe sulla gestione dei migranti. Quello stesso Carlo Nordio che oggi prova a rientrare nei ranghi: “Apprezziamo e condividiamo totalmente l’esortazione del Presidente della Repubblica il quale, da custode della Costituzione, avverte l’esigenza di un rispetto vicendevole tra istituzioni, specie in un momento in cui i toni del confronto politico tendono ad esacerbarsi. Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa, seppur nel convinto sostegno delle nostre ragioni”. Ma avverte: “Ci sono stati momenti in cui mi hanno detto che ero un pidduista, revanchista e che ero addirittura contiguo con la camorra o altro e allora qualche reazione magari c’è”.

Meloni non si piega e alza di nuovo il livello di scontro con i giudici

Chi non ci prova per niente a rientrare nei ranghi è Meloni che anzi alza ancora di più, se possibile, il livello dello scontro con i magistrati. A offrirle il pretesto è il risarcimento da oltre 76mila euro, per i danni patrimoniali subiti dalla nave Sea Watch 3 in seguito al fermo amministrativo avvenuto dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019, a Lampedusa, chiesto da una sentenza del tribunale di Palermo al Viminale, ai ministeri dei Trasporti e dell’Economia, e alla prefettura di Agrigento. “La mia domanda – dice Meloni – è: il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge?”.

E ancora. “L’altra domanda che mi faccio – ha insistito la premier – è qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde: che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?”.

“Non lo so – prosegue la premier – ma in ogni caso mi dispiace se deluderò più di qualcuno perché noi siamo particolarmente ostinati e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e per far rispettare le regole e le leggi dello Stato italiano”.