Le Lettere

La crisi del cetriolo

Leggo su diversi giornali che la Russia sta affrontando una grave crisi del cetriolo, per un’impennata dei prezzi. Ma è una notizia importante o è la solita frottola per gli allocchi?
Pino Rovelli
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Gentile lettore, la crisi del cetriolo è una questione seria, serissima. Il prezzo dell’ortaggio più amato dai russi è salito di ben l’1,8% (uno virgola otto) rispetto a febbraio dell’anno scorso. Eh, sì, sono cetrioli amari. Merito delle sanzioni. Ci è costata 300 miliardi ma è fatta: il cetriolo vince! Putin è sopravvissuto alla crisi delle uova. “Russia, prezzi alle stelle: in coda per le uova come ai tempi dell’Urss. A rischio l’insalata russa di Capodanno” gridava Repubblica (12.12.2023). E tutte le altre gazzette in coro. Per esempio Il Giornale: “La crisi delle uova spaventa Putin. L’aumento senza freni del prezzo scatena proteste nella popolazione” (1.1.2024). Poi Putin se la cavò chissà come. Idem con la crisi della patata, sviscerata a fondo dai giornaloni. Il Corriere della sera sul pezzo dell’inviato fece una pagina intera: “Economia in frenata. Putin lancia l’allarme: ‘Abbiamo poche patate’” (29.5.2025). Ma lo Zar non si spezzò neanche con la patata. Anzi, qualche putiniano ricordò il Pil russo: +4,1% nel 2023 e +4,2% nel 2024. Ma ora Putin è finito, non c’è dubbio: non sopravviverà alla crisi del cetriolo. Sa come si dice: chi ha il cetriolo in quel posto se lo tenga, è la legge del menga. La Russia si arrenderà. A Kiev già lucidano i carrarmati che sfileranno per le strade di Sebastopoli nella Crimea riconquistata. Zelensky sfilerà a cavallo con una coppa di champagne in mano. Putin, addio!

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