Giovedรฌ scorso, ospite di RTL 102.5 per una delle sue interviste frontali, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rotto il silenzio sul referendum del 22 e 23 marzo. Ha detto che il governo ยซsta facendo una riforma che impedisce alla politica, di qualsiasi estrazione, di controllare la magistraturaยป. Tre giorni prima, al Tg5, aveva giร detto che la riforma ยซtoglie la facoltร al Parlamento e ai partiti di indicare una parte del Consiglio superiore della magistraturaยป e ยซtoglie la facoltร alle correnti ideologizzate di decidere sull’altra parte dei membri del Csmยป. Peccato che no, che le cose non stiano cosรฌ.
Lโombra di Renzi e il calcolo del rischio
Meloni ha ripetuto piรน volte di non voler mettere la faccia sul referendum. Nel 2016, Matteo Renzi trasformรฒ la consultazione sulla riforma del Senato in un plebiscito personale e il centrosinistra ne uscรฌ a pezzi. Meloni sa che un voto su una riforma percepita come distante rischia di diventare un termometro del consenso. I sondaggi aggiornano il pericolo: secondo Ipsos per il Corriere della Sera, chi si dice sicuro di recarsi alle urne รจ appena il 37% degli aventi diritto. Con un’affluenza al 42%, il No sarebbe in vantaggio al 52,4%; il Sรฌ raggiungerebbe la paritร soltanto intorno al 49% di partecipazione, scenario che Nando Pagnoncelli giudica ottimistico. La fiducia degli italiani nei politici รจ al 12%, contro il 51% accordato alla magistratura, in crescita di 6 punti.
Eppure quando i sondaggi si fanno bui arriva la stoccata. In una trasmissione radio, la versione ufficiale della riforma viene consegnata con semplificazioni che non reggono all’esame del testo.
Cosa dice davvero la riforma sul Csm
Come ricostruisce Pagella Politica, il Consiglio superiore della magistratura conta 33 membri: tre di diritto, venti eletti dai magistrati, dieci – i “laici” – eletti dal Parlamento tra professori di materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio. La riforma crea due Csm separati e introduce il sorteggio per entrambe le componenti. Per i togati รจ secco: estrazione casuale tra i magistrati con i requisiti. Per i laici รจ diverso: Camera e Senato compilano un elenco di professori e avvocati, poi la sorte decide chi tra loro entra nei due organi. Non รจ piรน la politica a nominare direttamente. Ma รจ ancora la politica a decidere chi puรฒ essere estratto. La distinzione non รจ sottile: รจ la sostanza del meccanismo che Meloni dichiara eliminato.
Il testo della riforma non stabilisce quale maggioranza serva per compilare quell’elenco. Le modalitร saranno definite con legge ordinaria dopo l’approvazione referendaria. Il professor Gaetano Silvestri, ex giudice della Corte Costituzionale, ha avvertito che l’assenza di una maggioranza qualificata potrebbe favorire ยซuna composizione squilibrata del gruppo dei designati, oggi in favore dell’attuale maggioranza politica, domani in favore dell’attuale opposizioneยป. Maurizio Fumo, giร presidente della quinta sezione penale della Corte di Cassazione, ha identificato il rischio che i laici ยซsiano espressione prevalente, se non esclusiva, della maggioranza del momentoยป. Anche l’Unione Camere Penali Italiane, favorevole al Sรฌ, aveva chiesto garanzie costituzionali sui criteri di selezione. Il centrodestra ha approvato il testo senza modifiche.
La riforma riduce il peso delle correnti sulla componente togata e indebolisce il controllo diretto dei partiti sui laici. Non elimina perรฒ ciรฒ che Meloni dice eliminato. La facoltร del Parlamento di filtrare l’accesso al sorteggio rimane intatta, senza vincoli di maggioranza e senza garanzie costituzionali. Meloni lo sa o dovrebbe saperlo.