Contro la privatizzazione del centro sportivo Gaslini di via Cilea 6, a Milano, quello che dovrebbe andare per 25 anni alla società Camfit SSD a fronte di un investimento da 6.9 milioni di euro, di proprietà dell’ex centrocampista nerazzurro Esteban Cambiasso, decisa dalla giunta di Sala, scende in campo un pezzo di maggioranza di Palazzo Marino.
“Lascia veramente perplessi e sconcertati la decisione della giunta comunale del 6 marzo scorso, che con apposita delibera ha dichiarato l’interesse pubblico per il progetto della società Camfit sul centro sportivo comunale di via Cilea 61”, scrive il consigliere comunale Pd e presidente della Commissione Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026, Alessandro Giungi.
Il progetto di Cambiasso è un caso politico
L’esponente dem sottolinea come “tale decisione è in evidente contrasto con le indicazioni emerse nel corso della Commissione congiunta Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026 e Sport del 13 gennaio 2026, in cui si era espressa la contrarietà, di quasi tutti gli intervenuti, a partire dai presidenti di Commissione, a un progetto che vede la sostituzione dei campi da calcio a 11 e a 7 con 6 campi da padel, 2 da tennis, 2 campi da calcio a 5, una club house, e un numero imprecisato di parcheggi per automobili”.
Come ricorda Giungi, non solo i residenti si erano detti contrari a un progetto che prevede la sparizione dei due campi da calcio usati fino al 2019 dai bambini del quartiere, ma anche l’ente Parco Agricolo Sud aveva votato contro. Il piano di Cambiasso, infatti, comporterà la cementificazione di un’ampia fetta di territorio protetto, nonché il taglio di tutte le alberature profonde presenti. Inoltre, ulteriore verde del parco dovrebbe essere sacrificato per la creazione dei preventivati 50 posti auto.
Il dem Giungi: “A cosa servono le commissioni e i pareri, se la giunta li ignora?”
“Quello che ancor più stupisce è che la giunta comunale abbia platealmente ignorato anche la contrarietà del Municipio 8, che con delibera del 21 gennaio 2026 aveva dichiarato l’assenza dell’interesse pubblico all’inserimento di tale progetto nella realtà del Municipio 8” – continua Giungi – “Tale scelta è motivata dal fatto che la proposta di partenariato pubblico privato su Cilea 61 non soddisfa la richiesta di una struttura sportiva in cui in prevalenza ospitare sport di base, con prezzi calmierati, neppure prevede l’incremento di attività sportive di squadra e la promozione di attività ad alto impatto sociale. Ci si domanda, a questo punto, a cosa servono le Commissioni consiliari e i Municipi se le loro indicazioni vengono clamorosamente ignorate dall’assessorato allo Sport e dalla Giunta“. Da palazzo Marino per ora non è arrivata alcuna risposta.
L’esposto dei comitati
Altrettanto basita è Caterina Carati, portavoce del Coordinamento per la Tutela del Verde Cintura Urbana di Milano Parco Ovest, che parla “dell’ennesimo intervento che trasforma il verde in business privato”. “Ciò che indigna non è solo il contenuto della delibera, ma l’arroganza del metodo”, aggiunge la portavoce, che ricorda l’esposto inviato a gennaio scorso al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza del Comune, nel quale si sollevavano pesanti dubbi sulla regolarità dell’affidamento.
L’associazione ipotizza la violazione degli impegni concessori
In particolare l’associazione ha fatto notare incongruenze nell’evoluzione della società dell’ex giocatore, che oggi risulta già titolare della concessione per il centro sportivo, perché ha comprato la società che aveva vinto l’affidamento nel 2019. Tuttavia, fanno notare i cittadini, pur formalmente titolare della concessione, la Camfit non avrebbe onorato gli impegni concessori come “la mancata attivazione del servizio di custodia e sorveglianza; il mancato mantenimento delle condizioni di agibilità; le gravi carenze nella manutenzione ordinaria e straordinaria, comprese le alberature”.
Se non ha rispettato gli impegni presi fino a oggi, si chiedono i cittadini, perché dovrebbe rispettare ora i dettami di una nuova concessione ex-novo? Inoltre, se il centro sportivo è nelle attuali condizioni di fatiscenza, perché per il Comune le condotte omissive della società non “sono risultate idonee a integrare fattispecie di grave inadempimento, con conseguente possibilità di revoca o decadenza della concessione?”. Una domanda alla quale potrà rispondere solo l’assessora Riva.