Abusi sessuali online sui minori, da oggi l’Europa non potrà più rilevarli: ecco perché e cosa succede adesso

Abusi sessuali online su minori, la deroga ePrivacy scade oggi. 247 organizzazioni lanciano l'allarme. Cosa succede ora

Abusi sessuali online sui minori, da oggi l’Europa non potrà più rilevarli: ecco perché e cosa succede adesso

Dal oggi, 3 aprile, le piattaforme digitali attive nell’Unione europea perdono la copertura giuridica per rilevare immagini e video di abusi sessuali su minori. Il Parlamento europeo ha respinto la proroga della deroga alla direttiva ePrivacy con 311 voti contrari, 228 favorevoli e 92 astensioni. Un sistema che nel 2025, solo in Italia, ha gestito 2.574 procedimenti per pedopornografia e adescamento, con 222 arresti, perde il suo strumento principale.

247 organizzazioni, tra cui Save the Children Italia e Telefono Azzurro, hanno firmato un appello urgente ai decisori europei promosso dallo European Child Sexual Abuse Legislation Advocacy Group (Eclag), condannando la mancata proroga di un meccanismo che, dal 2021, consentiva alle aziende tecnologiche di scansionare volontariamente le proprie piattaforme alla ricerca di materiale illegale, segnalarlo alle forze di polizia e rimuoverlo.

Il dato che chiarisce la posta in gioco è quello del 2021. Quando la base giuridica per la detection era venuta meno, le segnalazioni di materiale di abuso sessuale su minori online crollarono del 58%. Gli abusi non erano calati. Semplicemente nessuno guardava più. Il 99% dei milioni di immagini e video segnalati proveniva da piattaforme che utilizzavano questi strumenti.

I numeri della rete italiana

La Polizia Postale ha monitorato, nel 2025, oltre 16.500 siti, con 2.876 inserimenti in lista nera. L’adescamento online si conferma, scrive il report, “un fenomeno di preoccupante vitalità”: 428 casi trattati, con la fascia 14-16 anni come maggioranza assoluta delle vittime. I bambini tra 10 e 13 anni seguono con 174 casi. Diciassette minori avevano meno di 9 anni.

Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children, ha dichiarato: «Ogni immagine, ogni video di abuso rappresenta un bambino, una bambina, un adolescente, esposto a una violazione devastante della propria dignità, della propria sicurezza, della propria privacy. Dietro quei file ci sono ferite che continuano a riaprirsi».

Telefono Azzurro, Trusted flagger riconosciuto a livello europeo, ha avvertito che la mancata proroga riduce direttamente la propria capacità operativa di segnalazione. L’appello Eclag chiede ai decisori dell’Unione di adottare con urgenza un quadro giuridico stabile: i negoziati sul regolamento definitivo, il cosiddetto Child Sexual Abuse Regulation (Csar), sono ancora aperti e lontani da un accordo.

Il governo tra astensioni e cause perse

Il disegno europeo ha la sua quota di responsabilità. L’Italia, però, non è spettatrice neutrale. Al Comitato dei Rappresentanti Permanenti, il 26 novembre scorso, il governo si era astenuto sul testo danese che stabiliva la posizione del Consiglio Ue sul regolamento permanente. In termini di esito, l’astensione era irrilevante: i paesi con riserva non raggiungevano la soglia della minoranza di blocco. Come scelta di campo, collocava l’Italia nella zona grigia di un negoziato poi naufragato.

A ottobre 2025 Palazzo Chigi ha congelato il disegno di legge che avrebbe vietato l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, con Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia) prima firmataria. Il governo ha citato problemi di privacy, delegando implicitamente la responsabilità al Garante. Il Garante ha precisato di non sapere per quale ragione i lavori siano rimasti bloccati.

Il 30 gennaio 2026 il Tar del Lazio ha sospeso l’obbligo di verifica dell’età per accedere ai siti pornografici, introdotto dal decreto Caivano, accogliendo il ricorso di Aylo, la società madre di Pornhub. Il governo, che aveva rivendicato quella norma come tutela dei minori, non ha prodotto risposta rapida.

La detection sulle piattaforme e la verifica dell’età sono strumenti distinti, costruiti su basi giuridiche diverse. Quando entrambi vengono meno, quello che resta è un sistema di protezione che funziona per annunci e si inceppa sui risultati. Nel 2021, quando la detection si fermò, le segnalazioni crollarono del 58%. Quella percentuale vale anche adesso.