Anziché smaltire come rifiuti tossici le ceneri provenienti dai processi di piro-gassificazione, contenenti altissime concentrazioni di idrocarburi e diossine, li addizionavano con sostanze leganti, e li reimmettevano sul mercato sotto forma di bricchette ‘green’ per barbecue, fertilizzanti per l’agricoltura o additivi per il calcestruzzo.
È la “filiera nera” dei rifiuti tossici scoperta dalla Dda di Trento nell’indagine “Carbone delle Alpi”, che ieri ha portato a 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 19 indagati, 3 società sotto la lente e un impianto di cogenerazione dell’Alto Adige posto sotto sequestro preventivo.
Bolzano, internazionale di rifiuti tossici coperto da dirigenti e funzionari pubblici
L’organizzazione dalla provincia di Bolzano avrebbe avuto ramificazioni in Austria, Germania, Serbia, Svizzera e Croazia, tanto che la procura ha contestato i reati di traffico transazionale di rifiuti pericolosi e frode in commercio.
Secondo la Dda l’associazione avrebbero goduto delle coperture di alcuni dirigenti e funzionari dell’Agenzia provinciale per l’ambiente di Bolzano, funzionari pubblici incaricati di eseguire i controlli sugli impianti e sulla corretta applicazione delle normative sui rifiuti e sul Regolamento europeo per i prodotti chimici, che per gli inquirenti “attraverso condotte attive e omissioni non solo non avrebbero interrotto il traffico organizzato di rifiuti, ma avrebbe addirittura contribuito a legittimarlo verso l’esterno, predisponendo note interpretative e interpelli di favore, ritardando sanzioni, suggerendo percorsi amministrativi idonei ad aggirare i divieti e interferendo con le attività ispettive”.
S’indaga sui contatti politici
La Dda sospetta che i titolari delle società inquisite abbiano potuto mettere in piedi il traffico anche “grazie a plurimi contatti con esponenti politici”, con tentativi di “utilizzare atti dell’amministrazione provinciale per interrompere o rallentare l’attività degli inquirenti”.
Kompatscher: “Massima fiducia nei nostri funzionari e nelle giustizia”
“Sembra che le indagini abbiano individuato la possibilità della commissione di qualche reato e perciò il coinvolgimento di alcuni funzionari provinciali”, ha commentato il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, “Conoscendo le persone, si tratta di funzionari che lavorano da tanti anni per la Provincia in modo molto serio e sempre nel rispetto delle leggi e all’insegna dell’interesse pubblico, ho piena fiducia che tutto si chiarirà e contestualmente ho nello stesso tempo piena fiducia nella Giustizia che senz’altro saprà chiarire le vicende sulle quali vertono le indagini”.