Dall’Ucraina all’Iran, si continua a parlare la lingua delle armi. E i colossi della Difesa e del petrolio fanno affari d’oro

La notte dei 74 missili sull'Ucraina, il Kh-101 caduto in Polonia e i raid Usa sull'Iran: due negoziati fermi, un solo calendario.

Dall’Ucraina all’Iran, si continua a parlare la lingua delle armi. E i colossi della Difesa e del petrolio fanno affari d’oro

Meno di due giorni separano la stretta di mano di Washington dal cielo pieno di missili. Martedì Volodymyr Zelensky è uscito dallo Studio Ovale scrivendo che serve “intensificare il processo diplomatico”. Fra mercoledì e giovedì la Russia ha lanciato sull’Ucraina 74 missili e 284 droni, secondo l’aeronautica di Kiev. A Radushne, vicino a Kryvyi Rih, un missile ha centrato la casa di una famiglia numerosa: sei morti, fra cui due bambine di 5 e 12 anni; in tutto il Paese almeno otto morti. La diplomazia, quest’estate, dura quanto il comunicato che la annuncia.

Il raid ha sconfinato. Alle 3:40 i radar polacchi hanno agganciato un oggetto diretto a ovest, sparito sei minuti dopo. Vicino a Tarnawa-Kolonia, provincia di Lublino, in un campo è rimasto un cratere largo dieci metri. I frammenti indicano «un missile Kh-101 russo», ha detto sul posto il premier Donald Tusk. Un missile con ogni probabilità russo è esploso dentro il perimetro dell’Alleanza atlantica e la risposta, per ora, sta nelle condanne di rito.

Dall’Ucraina all’Iran: sei mesi di fuoco, due tavoli fermi

La guerra all’Iran, aperta da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio, è entrata nel sesto mese. Nella stessa notte il Comando centrale americano ha annunciato attacchi “pesanti” su decine di obiettivi dei Guardiani della rivoluzione, risposta ai balistici lanciati martedì contro una base in Giordania. I media iraniani hanno riferito di tre morti sull’isola di Qeshm, fra cui un bambino di due anni. L’Arabia Saudita si è intanto unita ai raid in Iraq. E l’ammiraglio Brad Cooper ha portato a Donald Trump l’ipotesi di dieci-quattordici giorni di bombardamenti intensivi, ricostruisce il Wall Street Journal.

Il Pakistan, mediatore, ha assicurato intanto che i contatti proseguono per riportare le parti al memorandum di Islamabad. Sull’altro tavolo Sergej Lavrov ha bollato come «ultimatum» la sequenza chiesta dall’Occidente, tregua prima e trattativa dopo. Due negoziati aperti, quindi, e nessuna ora di silenzio. Il fuoco è l’unica lingua rimasta in servizio.

I numeri li tiene la missione Onu per i diritti umani in Ucraina: 1.396 civili uccisi e 7.978 feriti nel primo semestre, il 37% in più dell’anno scorso. Anche Kiev ha allungato il tiro: secondo Reuters i droni ucraini hanno danneggiato sette magazzini di Wildberries, circa il 10% della capacità; nei depositi colpiti le autorità russe hanno contato otto morti. La guerra è arrivata nei magazzini dell’e-commerce, addosso agli operai del turno di notte.

Chi incassa, e con che calendario

Mercoledì l’esercito americano ha assegnato a Lockheed Martin fino a 58,6 miliardi di dollari per gli intercettori Patriot, da 600 a 2.000 pezzi l’anno entro il 2030, riferisce Reuters. Il Csis stima che negli arsenali statunitensi restino meno di mille intercettori Patriot. Zelensky ne ha chiesti 300 per l’inverno e le licenze di produzione, dice, gli sono state promesse. Per la fabbricazione su larga scala, scrive Axios, possono servire da uno a cinque anni. Il mercato corre proprio lì dove la protezione arriva tardi.

A Bruxelles la contabilità è svelta. Ieri la Commissione europea ha erogato altri 3,47 miliardi per droni, missili e caccia: 8,5 miliardi sui 90 del prestito a Kiev, obiettivo 28 miliardi entro fine anno. Sul Safe il portavoce ha ripetuto che la firma italiana sui 14,9 miliardi serve subito, dicembre è tardi. Sulle armi il calendario europeo è al giorno; sulla tregua manca la casella.

Il conto poi arriva alla pompa. Il Mimit ha rilevato ieri 2,066 euro al litro per il gasolio self sulla rete ordinaria, con il Brent di nuovo sopra i 90 dollari: lo sconto di 17 centesimi varato lunedì se lo sono già mangiato le quotazioni. Il rialzo lo pagano le famiglie in viaggio, e i governi chiamano sicurezza tutto questo. Restano due guerre senza data di chiusura e un solo calendario davvero scritto, i dieci-quattordici giorni proposti a Trump. Il resto sta nei comunicati.