A quarantotto ore dalla scadenza della tregua tra Usa e Iran, il Medio Oriente torna ad essere un campo minato. E non solo per le mine, vere, disseminate nello Stretto di Hormuz.
È l’intesa siglata dai pasdaran con l’Oman per la riapertura delle rotte commerciali a far saltare il banco e i nervi al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che lunedì ha intimato al governo di Muscat di farsi da parte, pena “bombardamenti senza pietà”. Parallelamente Washington ha chiuso ad ogni proroga del cessate il fuoco con Teheran, intimando la resa incondizionata alle forze iraniane.
Trump: Hormuz territorio americano
Ma non è tutto. A dare il senso del vicolo cieco in cui Trump si è cacciato con la sciagurata campagna militare avviata contro il regime degli Ayatollah al seguito di Israele, ieri il tycoon ha pubblicato su Truth una mappa che indica lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita il 20 per cento del petrolio mondiale e geograficamente collocato nelle acque territoriali proprio di Iran e Oman, come “nuovo territorio degli Stati Uniti”.
Dando così seguito all’ipotesi avanzata nei giorni scorsi, nel corso di comizio elettorale, di annettere l’area. Parlando al riguardo ieri alla Casa Bianca, il presidente ha rilanciato “l’idea di dichiararlo territorio” (Usa), dal momento che “lo controlliamo con il blocco”.
Boutade o meno che sia, vista la piega presa da un conflitto che Trump pensava di risolvere sbrigativamente con il collasso del regime che al contrario è uscito rafforzato dai raid israelo-americani, le dichiarazioni del tycoon non cambiano la situazione di stallo in una delle aree più cruciali del pianeta.
La risposta di Teheran
Le repliche di Teheran al post dell’inquilino della Casa Bianca, del resto, non si sono fatte attendere. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha risposto su X: “Presto, l’illusione di Trump riguardo allo Stretto di Hormuz verrà corretta, oppure correggeremo noi le illusioni di quest’uomo illuso”.
Gli ha fatto eco il generale Mostafa Izadi, vicecomandante dei Guardiani della Rivoluzione islamica: “Il nemico non sa cosa fare ed è in uno stato di impotenza”. Come ha spiegato il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, la Repubblica Islamica non intende accettare alcuna formula di resa incondizionata. Non solo. l’Iran continuerà a negoziare secondo propri parametri strategici. Araghchi ha additato inoltre il governo israeliano come il principale fattore di ostacolo al raggiungimento di un’intesa duratura.
Effetto Trump sui prezzi del petrolio
Insomma, finora la sparata di Trump non ha sortito alcun effetto concreto. Se non quello di accendere l’ennesima miccia in una regione già ad alto rischio. Oltre a soffiare sul mare agitato dei mercati per le tempeste generate dagli sbalzi di prezzo del petrolio. Che continuano a salire: ieri il Brent ha toccato i 91,8 dollari al barile (+1,1%) e il Wti gli 84,8 dollari (+1,3%).
A pesare, non a caso, sulle quotazioni è stata la mancata proroga da della tregua con l’Iran oltre alle persistenti preoccupazioni per la sicurezza nello Stretto di Hormuz, che alimentano i timori di possibili interruzioni delle forniture. In altre parole, è l’effetto Trump. Ne sa qualcosa la sua (ex?) alleata Giorgia Meloni: ieri i rincari dei carburanti hanno azzerato i benefici dello sconto di 17 centesimi (solo sul diesel) prorogato il 4 agosto scorso dal governo italiano.