Vigili del fuoco, la gratitudine non finisce in busta paga: scontro di cifre sugli aumenti tra governo e Cgil

Vigili del fuoco, la gratitudine non finisce in busta paga: scontro di cifre sugli aumenti tra governo e Cgil

Vigili del fuoco, la gratitudine non finisce in busta paga: scontro di cifre sugli aumenti tra governo e Cgil

Un vigile del fuoco versa mezza bottiglietta d’acqua sulla nuova polo d’ordinanza e il tessuto si spacca in due: il video, diffuso il 5 agosto da un sindacalista Uilpa, ha girato il Paese, perché l’immagine era troppo esatta per una maglietta. Il Dipartimento dei vigili del fuoco ha replicato che il difetto era noto dai primi di luglio e che i capi sostituiti erano circa 300, un numero esiguo sul totale. Pratica chiusa. La divisa di chi entra nel fuoco si scioglie con l’acqua, ed è archiviata come intoppo di magazzino.

Sotto la maglietta c’è tutto il resto. Nel comunicato del 24 agosto ripreso da Collettiva, firmato dal coordinatore nazionale Mauro Giulianella, la Fp Cgil conta oltre mille interventi fra Lombardia, Liguria e Toscana, parla di “circa 5.000 unità mancanti rispetto alle esigenze del Corpo” e ricorda che “il soccorso non è una catena di montaggio”. Il maltempo è arrivato addosso a un organico che l’estate aveva già consumato.

Il prezzo di un turno raddoppiato

Il 22 luglio, a San Cataldo, il caporeparto Alessandro Marchì, 59 anni, si è accasciato su un fronte di incendio ed è morto poco dopo, mentre un collega finiva in ospedale per il caldo. Sul sito del Corpo nazionale le due righe stanno vicine: dal 18 luglio in Sicilia si erano superati i 1.400 interventi e tutti i comandi lavoravano “con il raddoppio dei turni di servizio”. Il ministro Matteo Piantedosi ha espresso “profondo dolore”, la Uil Fp ha chiesto un’inchiesta ispettiva.

Sui soldi il conto è doppio. Sugli accordi 2022-2024 il Ministero dell’Interno presentava aumenti “di circa 186 euro medi lordi mensili”, pari al 6,74%, mentre la Fp Cgil, unica sigla che non ha firmato, calcolava un taglio reale “di oltre 280 euro medi”, con incrementi fermi al 5,78% quando l’inflazione del periodo superava il 16%. Mai, ha scritto il sindacato, un contratto del Corpo era stato firmato a quelle condizioni.

Le divise le difende solo il codice penale

Il 23 luglio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare, su proposta di Piantedosi, il decreto legislativo che riscrive il rapporto di impiego del Corpo, in attuazione della legge 42/2025, e la Fp Cgil contesta il modello gerarchico costruito sul merito comparativo e si dice contraria “a una valorizzazione che possa trasformarsi in uno strumento di condizionamento”. Si riscrive l’avanzamento proprio lì dove il dissenso comincia a costare. Due giorni dopo, il 25 luglio dalle 15 alle 18, il personale ha incrociato le braccia in tutto il Paese per lo sciopero della Uil Fp, mentre il Conapo, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco, teneva aperto lo stato di agitazione in Abruzzo e in Veneto. Un Corpo che si ferma d’estate, mentre il Paese brucia, ha finito le lettere da scrivere.

E non finisce qui. Il 18 luglio a Roma hanno sfilato insieme, per la prima volta, le sigle di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di finanza, e hanno precisato che non era uno sciopero, perché ai militari lo sciopero resta vietato: hanno usato la forma massima consentita. Sul contratto 2025-2027 della Polizia di Stato il sindacato conta 171,31 euro medi mensili dal 2027, meno dell’ultimo rinnovo, e liquida il piano di potenziamenti come “pareggio contabile”.

Galeazzo Bignami (FdI) a gennaio rivendicava 35.206 assunzioni nel triennio e accusava la sinistra di aver fatto fatica “a schierarsi dalla parte delle forze dell’ordine”. Dalla parte delle divise il governo ci ha messo il decreto sicurezza, il dl 48/2025: fino a 10.000 euro di spese legali per ogni fase del procedimento, aggravanti più dure per chi resiste. Sta tutto lì il senso della frase: le divise le difendono nel codice penale. Meno nella busta paga.