La Sveglia

Genocidio a Gaza, il ricorso che può travolgere la Germania

Quattro giorni di udienze al Palazzo della Pace servono a stabilire se i giudici possano ascoltare la domanda. Ieri ha parlato la Germania, oggi tocca al Nicaragua: alla Corte internazionale di giustizia si discute l’eccezione con cui Berlino ha contestato la giurisdizione il 21 ottobre 2025, e che tiene sospeso il merito.

Nel ricorso del 1 marzo 2024 il Nicaragua sostiene che, con il sostegno politico e militare a Israele e il taglio dei fondi all’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, “la Germania sta facilitando la commissione di genocidio e in ogni caso è venuta meno all’obbligo di fare tutto il possibile per prevenirlo”. La Germania è il secondo fornitore di armi a Israele dopo gli Stati Uniti, ricorda l’Associated Press, e nell’aprile 2024 la Corte respinse le misure d’urgenza senza archiviare il caso.

L’altro processo ha già le date: l’ordinanza del 21 maggio 2026 fissa al 22 novembre 2027 la replica del Sudafrica e al 22 maggio 2029 la controreplica di Israele, che a marzo ha eccepito anche lui il difetto di giurisdizione. Il ministero della Sanità di Gaza conta 73.651 morti, 1.344 dalla tregua dell’ottobre 2025, e nello stesso periodo 826 corpi estratti dalle macerie. Domenica a Zeitoun ne hanno sepolti un centinaio. Il conto cresce all’indietro. A Tunisi la Global Sumud Flotilla chiede il rilascio di quattro attivisti, e Wael Naouar sabato era al ventunesimo giorno di digiuno.

La Convenzione del 1948 obbliga gli Stati a prevenire il genocidio prima ancora che a punirlo, e il 16 settembre 2025 la commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha scritto che Israele è responsabile “per non aver impedito il genocidio, per aver commesso genocidio e per non aver punito il genocidio”. A L’Aja servono quattro giorni per decidere se quell’obbligo possa essere discusso.