Le Lettere

Cia e misteri russi

Non ho capito perché il capo della Cia Ratcliffe è volato a Mosca e che cosa si sono detti lui e Putin. Con quali risultati?
Aldo Torelli
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Gentile lettore, il 25 agosto John Ratcliffe non è stato ricevuto da Putin né dal ministro degli Esteri Lavrov, che ha preferito incontrare l’inviato del Vaticano (e in questo sicuramente c’è una voluta ironia). Ratcliffe ha parlato solo con i capi dei due servizi segreti russi, quello interno ed estero. Sulla visita di 8 ore, quasi senza precedenti per modalità nella storia delle relazioni russo-americane, regna il mistero. La stampa americana ha ipotizzato che abbia ammonito la Russia dall’attaccare la Nato, in particolare Estonia, Lettonia e Lituania. Ma è una tesi strampalata. Innanzitutto l’intenzione della Russia di colpire eventualmente Paesi Nato, qualora perduri il riarmo europeo, è stata annunciata “ufficiosamente” nel gennaio scorso. Assurdo che Ratcliffe abbia aspettato otto mesi. In secondo luogo la Russia non ha interesse a schiacciare i tre microbi baltici. Molto più plausibile che attacchi con atomiche tattiche tre pesi massimi (i candidati sono Germania, Uk e Polonia) per spaventare gli altri. Sulla missione di Ratcliffe credo abbia visto nel giusto Stephen Bryen, ex vice Segretario alla Difesa, secondo cui la ragione è la crisi “politica, economica e militare” in cui versa l’Ucraina. Kiev ha esaurito i Patriot e l’intercettazione dei missili balistici russi è quasi zero (gli stessi Usa hanno dilapidato in Iran 1.500 Patriot su un totale di 2.330 in arsenale). Si spiegherebbe così il successivo viaggio a Mosca e Kiev dei due mediatori di Trump.

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