Tre giorni di tregua, due primi ministri incontrati, un bilancio che gli americani definiscono positivo, mentre i servizi segreti ucraini lanciano l’allarme per le intenzioni di Vladimir Putin. Sono i risultati dalla missione diplomatica svolta nello scorso weekend degli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, tra Mosca e Kiev.
L’euforia (forzata) degli inviati di Trump
“Sono stati compiuti progressi sostanziali, compresi passi avanti nella programmazione di ulteriori colloqui trilaterali”, ha postato ieri Witkoff su X, “Trump sta lavorando per porre fine alle uccisioni e per giungere a una pace duratura e stabile”. Secondo il diplomatico, il presidente Usa potrebbe parlare presto sia con Vladimir Putin che con Volodymyr Zelensky.
Su indicazione di Trump, i negoziatori si erano recati prima al Cremlino e poi nella capitale ucraina col mandato di “favorire ulteriori colloqui volti a porre fine alla guerra”. In vista della missione, russi e ucraini avevano concordato una tregua di tre giorni per consentire lo svolgimento degli incontri.
Con Witkoff e Kushner erano presenti funzionari del Consiglio per la sicurezza nazionale, del dipartimento di Stato e del Tesoro. Gli inviati hanno incontrato sia Putin sia Zelensky “per discutere con ciascuna parte le proposte dell’altra”. A Kiev si sono aggiunti anche i consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Germania e Francia”.
Secondo quanto riferito da Zelensky in un’intervista ad Axios, “Gli Stati Uniti stanno valutando se Russia e Ucraina possano intraprendere iniziative per ridurre l’intensità del conflitto durante l’inverno, riavviando al tempo stesso i negoziati per un accordo di pace più ampio”.
Per Parigi Mosca sarebbe pronta a tornare a negoziare
Da Parigi è filtrato ieri pomeriggio un dettaglio che pesa più delle dichiarazioni ufficiali: secondo una fonte dell’Eliseo, gli americani avrebbero riferito a rappresentanti europei di una “nuova disponibilità russa a negoziare” dopo le elezioni alla Duma, invitando a prepararsi a una ripresa del negoziato.
Da parte sua il Cremlino conferma il clima interlocutorio ma senza sbilanciarsi. “Qualsiasi tentativo, più o meno efficace, è un piccolo passo verso la pace”, ha detto il portavoce Dmitry Peskov, ricordando che Putin “ha personalmente affermato di apprezzare gli sforzi del presidente Trump”. Sull’ipotesi di un vertice trilaterale Russia-Ucraina-Usa, Peskov non chiude la porta ma frena: “In merito al luogo e alle date precise, è ancora troppo presto per parlarne”. Una dichiarazione di circostanza che svela l’irrilevanza italiana nello scacchiere diplomatico internazionale.
Kallas: “La Russia non sembra interessata alla pace”
Da Bruxelles è arrivato un plauso condizionato. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha detto di essere “contenta” che gli inviati abbiano visitato anche Kiev, non solo Mosca, sottolineando che per gli ucraini la tregua ha significato “tre giorni senza bombardamenti sui civili”.
Ma il giudizio sulle reali intenzioni russe resta netto: “Al momento non vediamo che la Russia sia realmente interessata alla pace, perché non ha dato nemmeno una concessione tra quelle che sarebbe in grado di fare”. Sulla stessa linea la Commissione europea, che parla di un’escalation russa in corso contro civili, esportazioni di grano dal Mar Nero e infrastrutture energetiche, “per imporre agli ucraini un inverno particolarmente duro”.
Ma Kiev non si fida: “Putin prepara una nuova offensiva in inverno”
Il contrappunto più duro arriva però da Kiev. Fonti citate dal Kyiv Independent sostengono che Putin sia in realtà determinato a intensificare la guerra nonostante la spinta diplomatica americana, puntando su una nuova mobilitazione e su un altro tentativo di piegare l’Ucraina durante l’inverno.
“Putin spera ancora di spezzarci quest’inverno e non è disposto ad accettare nulla”, ha detto un funzionario ucraino. Un altro funzionario, sempre citato dal giornale, legge la missione Witkoff-Kushner in chiave critica: “La loro visita equivale a dire a Putin: chiudiamo la questione, revocheremo le sanzioni e trasferiremo i vostri beni altrove prima che la situazione degeneri”.
Intanto da Meloni solo frasi di circostanza
Anche Palazzo Chigi segue il dossier: la premier Giorgia Meloni, dopo l’incontro con il primo ministro belga Bart De Wever, ha detto che l’Italia “continua a fare la propria parte insieme ai partner europei per favorire un percorso negoziale verso una pace che deve essere giusta e duratura”. Una dichiarazione di circostanza che svela l’irrilevanza italiana nello scacchiere diplomatico internazionale.