L’Arabia ha perso il controllo dello stretto di Bab el Mandeb, ora dominato dagli Houti. E Trump si è rifiutato di soccorrere i sauditi. È clamoroso.
Gino Contini
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Gentile lettore, il rifiuto di Trump di intervenire deriva dal fatto che gli Usa, come scrivevo nei giorni scorsi, non hanno sufficienti scorte missilistiche, in particolare i vitali Patriot, per impegnarsi su un nuovo fronte. Trump non ha “scelto”: è semplicemente nell’impossibilità di intervenire. L’America è nuda come non mai. Ha sempre basato la sua dottrina militare sulla capacità di intervenire simultaneamente su due “grandi” teatri di guerra, contro potenze come Russia e Cina, ma ora è impotente contro i miliziani yemeniti che vanno in battaglia con le pantofole infradito. Questa è la certificazione della disfatta strategica degli Usa, provocata dalla insensata guerra all’Iran: è il crollo della sua credibilità militare. Gli assetti geopolitici del Medio Oriente escono profondamente modificati, e non a vantaggio degli Usa. Le monarchie del Golfo dovranno rivedere tutta l’impalcatura della sicurezza e del posizionamento strategico, ma anche l’Europa dovrà apprendere la lezione secondo cui il suo protettore non è più in grado di proteggere. Lo ha già capito Zelensky: ora che l’America non ha missili e armi da elargire, per l’Ucraina si mette malissimo. Per questo nei giorni scorsi, per la prima volta dal 2022, ha detto che parlare di cedere terre in cambio di pace non è un tabù e poi ha chiesto un incontro con Putin a margine del G20, incontro rifiutato da Putin. E già questo chiarisce chi sta vincendo e chi sta perdendo in Ucraina.