Nel fuoco incrociato tra l’esercito di Riad e i ribelli Houthi dello Yemen, che da giorni si scambiano attacchi, è stato colpito un Eurofighter italiano stanziato nella base aerea saudita di Ta’if. A darne notizia è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha raccontato di aver seguito “personalmente e con la massima attenzione” la situazione nella base aerea di Ta’if, dove, ricorda, “è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve”. Fortunatamente, secondo quanto riferito dal ministro, nell’attacco “non vi sono militari italiani coinvolti”, mentre è stato colpito un Eurofighter F-2000 italiano che si trovava in un’area decentrata della base.
Crosetto ha inoltre precisato che non ci sono stati altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal personale italiano. Si tratta di un episodio grave, che testimonia quanto sia aumentata la tensione tra Arabia Saudita e Houthi. Nelle ultime settimane, infatti, il gruppo yemenita ha intensificato gli attacchi contro obiettivi sauditi, mentre Riad ha risposto con raid aerei. In un Medio Oriente già attraversato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra, questa nuova crisi rischia di avere pesanti ripercussioni regionali e internazionali. Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno consolidato il proprio controllo su vaste aree dello Yemen e, nelle ultime settimane, hanno intensificato le operazioni lungo la costa del Mar Rosso. Il gruppo ha inoltre minacciato le rotte commerciali e gli interessi sauditi nella regione.
L’Arabia propone una tregua agli Houthi, ma i ribelli rifiutano
La situazione assume particolare rilevanza per il traffico marittimo internazionale, considerata l’importanza strategica del Mar Rosso e dello Stretto di Bab el-Mandeb. Proprio per evitare ripercussioni sulla propria economia e per sostenere il governo yemenita, l’Arabia Saudita ha risposto agli attacchi degli Houthi con numerosi raid. Il gruppo yemenita, a sua volta, ha risposto con droni e missili contro obiettivi sauditi, tra cui proprio la base di Ta’if. Nei giorni scorsi, inoltre, la difesa saudita ha annunciato di aver intercettato e distrutto un drone Houthi diretto verso la Mecca, prima che potesse entrare nello spazio aereo sopra la città santa.
Gli Houthi hanno negato l’episodio, ma ciò non è bastato per fermare le reazioni nel mondo musulmano. Tra i più duri, il Pakistan che ha chiesto all’Iran di contenere gli Houthi, ricordando i propri impegni di difesa nei confronti di Riad e paventando un intervento militare. L’escalation, dunque, rischia di allargarsi ulteriormente, anche se parallelamente proseguono i tentativi diplomatici. Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Akhbar, Riad avrebbe proposto una tregua di due settimane agli Houthi, seguita da colloqui diretti. La proposta, però, sarebbe stata rifiutata dal gruppo yemenita, che vorrebbe una soluzione definitiva al conflitto.
Gli iraniani sfidano Trump e Netanyahu
Nel frattempo, la guerra tra Usa e Iran prosegue, seppure a bassa intensità. Anche nelle ultime ore i due Paesi hanno effettuato attacchi nell’area di Hormuz, a conferma della persistente tensione nella regione. Nel frattempo, la guerra tra Stati Uniti e Iran prosegue, seppure a bassa intensità. Anche nelle ultime ore le forze dei due Paesi hanno effettuato nuovi attacchi nell’area dello Stretto di Hormuz, a conferma della persistente tensione nella regione.
Quel che è peggio è che sembra del tutto fallito l’obiettivo di Donald Trump e Benjamin Netanyahu di scatenare rivolte popolari in Iran capaci di portare al collasso il regime degli ayatollah. Proprio ieri, infatti, centinaia di migliaia di iraniani hanno preso parte a una manifestazione organizzata dal governo a Teheran, dichiarandosi pronti a imbracciare le armi contro quello che viene definito “l’invasore” occidentale. Un fiume di persone che, secondo il comandante delle Guardie rivoluzionarie a Teheran, il generale Hassan Hassanzadeh, ha portato “oltre 600mila cittadini” a registrarsi come “volontari” per partecipare all’addestramento militare con cui preparasi a “resistere” in caso di invasione statunitense.