Esistono sette Italie e si accendono tutte all’ora di cena. In quella del TG4 i reati si prendono il 36 per cento del notiziario, ed è proprio il telegiornale più benevolo verso l’esecutivo, favorevole nel 71 per cento del tempo politico, a smentire ogni sera i numeri di Palazzo Chigi: a Ferragosto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha festeggiato un calo dei reati di un decimo nel primo semestre, con gli omicidi giù del 15,3. Evidentemente a Rete 4 il dossier del Viminale è arrivato in ritardo.
Il conto lo ha fatto Lorenzo Ruffino. A settembre ha trascritto 193 edizioni di sette tg serali e ne ha fatto classificare 3.456 servizi a modelli di intelligenza artificiale, con regole sue e controlli a mano sui casi dubbi. Sul TG4 la nazionalità dell’autore del reato compare nel 43 per cento dei pezzi di cronaca contro il 5,5 del TG3. Il legame con l’immigrazione sta in metà dei servizi, il tono enfatico nell’88 per cento del tempo dedicato al crimine. Persino gli esteri si piegano all’ossessione: Regno Unito e Spagna passano per i migranti, l’Ucraina in tredici puntate mai protagonista.
Poi c’è il potere. Nei servizi con un politico protagonista il governo pesa il 55 per cento e l’opposizione il 18, su Studio Aperto si arriva a 66 a 2,9, e al TG4 Marco Rizzo, ospite fisso e da luglio ex coordinatore di Democrazia sovrana popolare, incassa da solo quasi un quinto del sonoro concesso ai politici.
Paese sicuro: Reati in calo, paura in prima serata
Il paese reale sta nel rapporto Istat del 2026: nel 2024 gli omicidi sono scesi a 0,56 ogni 100mila abitanti, minimo storico, e nell’Unione europea fa meglio solo il Lussemburgo. Piantedosi stesso ha scritto che l’Italia è “uno dei luoghi più sicuri al mondo”. Eppure secondo il XIII rapporto di Carta di Roma, curato da Giuseppe Milazzo dell’Osservatorio di Pavia, nel 2025 quasi un cittadino su due vedeva nell’immigrazione una minaccia alla sicurezza, in un paese dove gli stranieri sono il 9,2 per cento dei residenti.
Lo studio lega quella distanza al volume e alla cornice delle notizie. Fra gennaio e ottobre 2025 il TG4 ha riservato all’immigrazione il 14 per cento della scaletta, più del doppio degli altri, in crescita del 125 per cento sull’anno prima, mentre nei tg Mediaset la criminalità occupava il 35 per cento dell’informazione sulle migrazioni contro il 19 della Rai, e solo nel 7 per cento dei casi un migrante prendeva parola. Nello Scavo, presidente dell’associazione, scrive di fenomeni che nascono “più dalle redazioni che dalle statistiche”.
La Rai a metà del guado
Il servizio pubblico, che dovrebbe fare da contrappeso, sta esattamente nel mezzo, con un TG1 che dedica alla cronaca circa un quarto del tempo, più delle altre reti Rai, trascinato da casi come Garlasco, e che quando pende va verso Palazzo Chigi, come TG2 e TG5: favorevoli fra il 35 e il 41 per cento del tempo politico, critici fra il 9 e il 18. A luglio la Commissione europea ha di nuovo segnalato preoccupazioni sull’indipendenza della Rai, la cui riforma resta all’esame del Senato.
Conta perché la tv è ancora la fonte principale di notizie per il 48 per cento degli italiani secondo il Digital News Report 2026 del Reuters Institute, e Federico Faloppa dell’Università di Reading avverte che dove manca il contatto diretto la rappresentazione mediatica tende a diventare l’unica conoscenza. Fra il 2021 e il 2025, riporta Ruffino su dati Agcom, il tempo davanti ai tg serali è calato di circa un sesto e hanno tenuto solo TG La7 e TG4.
Lui stesso ammette che il tono è la sua misura più soggettiva e che sul TG4 ha 13 edizioni contro 30, e aggiornerà i dati ogni giorno verso le politiche del 2027. Intanto il ministro scrive di uno dei luoghi più sicuri al mondo e alle 19, sul tg più amico del governo, “sicurezza e degrado” divora il 15 per cento della serata, più di esteri ed economia insieme.