L’urgenza del governo italiano su Gaza aspetta una finestra, e ad aprirla saranno le trattative da cui uscirà il prossimo governo israeliano. Mercoledì 14 ottobre, al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (FdI) ha detto che gli aiuti alla Striscia «servono in fretta» e nello stesso intervento ha legato la finestra per un’iniziativa europea all’insediamento del nuovo governo di Israele, «chiunque dovesse vincere» le elezioni. Israele vota il 27 ottobre. La sua legge concede al deputato che riceve l’incarico dal presidente 28 giorni per comporre una coalizione, prorogabili di altri 14. Sei settimane portano a dicembre.
Dicembre è anche il mese in cui finisce la proiezione dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), che il 23 luglio stimava 1,4 milioni di persone in grave insicurezza alimentare acuta a Gaza fino alla fine del 2026, con condizioni previste in peggioramento da luglio a dicembre. Lo stesso mercoledì Emergency, che lavora a Gaza con due cliniche a Khan Younis, ha riferito che i camion di aiuti scaricati davvero sono scesi dal 77 al 70 per cento secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, e la sua ostetrica Giulia Folci racconta di essere senza ferro per le donne in gravidanza che visita. Il 28 marzo 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva ordinato a Israele, nel procedimento per genocidio avviato dal Sudafrica, di garantire quegli aiuti “senza indugio”. A Massa, dove nelle stesse ore la Cgil Toscanascioperava, 36 manifestanti sono stati rinviati a giudizio per l’occupazione dei binari del 3 ottobre 2025, la protesta che seguì il fermo delle barche della Global Sumud Flotilla e dei loro aiuti.
«Ci vorrà tempo, lo sappiamo», ha aggiunto Meloni davanti ai senatori. L’IPC quel tempo lo ha già scritto, in una proiezione che finisce il 31 dicembre.