L’eredità del governo Meloni: nel 2027 rischio crescita zero

Il Pil del 2026 viene salvato dall'eredità del Pnrr, mentre il governo Meloni lascia in eredità per il 2027 una crescita azzerata.

L’eredità del governo Meloni: nel 2027 rischio crescita zero

Il 2026, è vero, potrebbe andare meglio del previsto. Ma a pagare il prezzo più caro potrebbe essere non tanto il governo Meloni quanto il prossimo, che rischia di partire con una zavorra non di poco conto sul fronte del Pil, con una crescita quasi dimezzata rispetto a quest’anno, di nuovo sullo zero virgola. La previsione del Centro Studi di Confindustria fotografa la situazione dell’economia italiana, che arranca ma che quest’anno va meglio del previsto, un po’ come tutti i Paesi europei comunque.

Nel 2026 il Pil dovrebbe crescere dell’1%, soprattutto grazie alla tenuta dei consumi delle famiglie e agli investimenti, sia quelli delle imprese che quelli del Pnrr. Ma già negli ultimi mesi dell’anno si registra un rallentamento, che “proseguirà e si farà sentire nel 2027”. E il risultato è una crescita ferma allo 0,6%, sempre che non si registri una nuova escalation in Medio Oriente e nello Stretto di Hormuz.

La fotografia del Centro studi di Confindustria: rischio crescita zero nel 2027

Lo scenario tratteggiato da Confindustria è a legislazione vigente, quindi senza considerare gli effetti della prossima Manovra. Difficili, peraltro, da valutare considerando che ancora non c’è neanche l’ossatura della legge di Bilancio. Ma lo scenario potrebbe essere anche peggiore nel prossimo anno, perché il Centro Studi effettua il calcolo partendo dal presupposto che il conflitto in Medio Oriente venga risolto dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti, chiudendo così la crisi energetica.

Ma se le cose andassero peggio, con il prezzo del petrolio oltre i 125 dollari al barile e quello del gas a 90 euro al megawattora (ci siamo già molto vicini ora), la situazione sarebbe ben diversa: nel 2027 la crescita italiana verrebbe azzerata. Anche perché, sottolinea Confindustria, nonostante la resilienza italiana ad europea, la nostra crescita rimane “fragile”. Oltre a essere strettamente legata agli alti costi dell’energia, che rappresentano il maggior fattore di rischio insieme all’inflazione.

L’eredità del Pnrr e quella che non lascerà Meloni

C’è poi un altro grave rischio, rappresentato dall’esaurimento degli effetti del Pnrr. D’altronde proprio i fondi europei hanno portato lo 0,5% di crescita all’Italia quest’anno, ovvero la metà del totale. Insomma, il governo Meloni si garantisce una crescita dignitosa (ma sempre in coda all’Ue) grazie al Pnrr ereditato dai precedenti governo, mentre lo stesso governo lascia in eredità una crescita quasi zero, nel migliore degli scenari.