Progressisti in ordine sparso. Sul sostegno a Kiev l’unità evapora

Lo spirito unitario dei progressisti evapora ancora sugli aiuti militari all'Ucraina. Ogni partito presenta una sua risoluzione

Progressisti in ordine sparso. Sul sostegno a Kiev l’unità evapora

Gli applausi dai banchi del Pd ai passaggi di Giorgia Meloni sull’Ucraina misurano la distanza che separa il campo progressista. Mentre in Senato la premier ribadiva il sostegno a Kiev e criticava Donald Trump e Vladimir Putin, ad applaudire sono stati anche Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa. Lo ha notato Ignazio La Russa, dicendo di avere apprezzato il consenso di esponenti dell’opposizione “in particolare sull’Ucraina”. Meloni aveva appena fissato la linea dell’esecutivo: nessuno, ha spiegato, può convincerla che “la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace”. Una pace giusta deve mettere al sicuro l’Europa e i suoi interessi. Per questo sostegno a Kiev, attenzione ai civili, pressione su Mosca e unità euro-atlantica restano i pilastri dell’azione italiana. Parole che hanno trovato una sponda nei riformisti dem, ma hanno reso visibile la crepa che attraversa le opposizioni.

Progressisti in ordine sparso. Sul sostegno a Kiev l’unità evapora

Il giorno prima, con la risoluzione sul Documento programmatico di finanza pubblica, lo spirito unitario aveva retto. Sul sostegno all’Ucraina, invece, evapora. Le opposizioni sono arrivate divise sulle comunicazioni della premier alla vigilia del Consiglio europeo. Pd, Italia viva e Più Europa sostengono l’invio di armi a Kiev; M5S e Avs lo contestano. Non è una sfumatura, ma una differenza sul giudizio degli aiuti militari, sul ruolo europeo e sulla strada del negoziato.

Le opposizioni in ordine sparso sulle risoluzioni

La risoluzione del Movimento 5 Stelle parte dalla critica all’approccio di Italia ed Europa: il continuo invio di armamenti, sostiene, ha allontanato la pace. Da qui la richiesta di un “radicale mutamento” del protagonismo diplomatico dell’Unione, anche con un mediatore europeo e una conferenza internazionale ispirata allo spirito di Helsinki. Il documento chiede l’elenco dettagliato dei mezzi e degli equipaggiamenti militari inviati all’Ucraina dal 2022, in nome della trasparenza verso Parlamento e opinione pubblica.

Avs segue una traiettoria analoga. Chiede un’iniziativa diplomatica europea autonoma per il cessate il fuoco, una conferenza multilaterale sulla sicurezza e maggiori risorse per aiuti umanitari, civili e ricostruzione. Il punto politico è il superamento della “logica dell’escalation militare”, giudicata fin qui dominante.

Il Pd, al contrario, ribadisce la condanna dell’aggressione russa e il pieno sostegno alle istituzioni e al popolo ucraino, attraverso tutte le forme di assistenza necessarie al diritto di autodifesa previsto dalla Carta delle Nazioni Unite. Nella risoluzione dem le armi non sono citate espressamente, ma la formula non lascia spazio a un disimpegno, anzi. Il Pd affianca alla solidarietà con Kiev con ogni formula la richiesta di un’iniziativa diplomatica europea, con un inviato unico ai tavoli negoziali, e l’uso legalmente fondato dei beni russi congelati. È il tentativo di tenere insieme difesa e pace, senza scambiare il negoziato con la rinuncia ucraina.

Sensi scatenato

Sensi, tra i senatori che hanno applaudito Meloni, mette il dito nella contraddizione. “Ho apprezzato i passaggi della premier sull’Ucraina. Sono stati molto chiari”, afferma, ma avverte che alle parole devono seguire i fatti. Da un anno e mezzo, osserva, l’Italia ha inviato generatori elettrici, utili ma insufficienti alla difesa aerea. Il decreto per le armi, aggiunge, ancora non si vede: “Bene la poesia, ma per ora niente prosa”. E ancora.

Caos risoluzioni

Il centrodestra ha presentato due risoluzioni unitarie; nella seconda ha inserito l’impegno a sostenere una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine. La spiegazione ufficiale è tecnica: il riferimento mancava nel primo testo, già depositato e non modificabile. Ma nella maggioranza circola anche una lettura politica: venire incontro alle richieste (finto) pacifiste della Lega e mettere in difficoltà il centrosinistra, soprattutto il Pd.

A Montecitorio, come al Senato, le opposizioni hanno scelto di uscire dall’Aula senza partecipare al voto. È l’ultima fotografia di un’alleanza che prova a ritrovarsi su economia e diritti, ma quando il tema è Kiev torna a procedere in ordine sparso. E gli applausi del Pd a Meloni restano il segnale più netto: sul sostegno militare all’Ucraina, la linea comune dei progressisti non c’è.