La Sveglia

A Gaza ricostruzione ferma al palo

Il terreno dove il Board of Peace vuole alzare un avamposto per 150 soldati della Forza internazionale di stabilizzazione è ancora soltanto un terreno, perché il 14 ottobre il Guardian scrive che Israele non ha lasciato entrare né gli appaltatori né i macchinari pesanti della società Arkel International, quella della Louisiana a cui il Board aveva assegnato l’appalto in agosto. Quel terreno, scrive sempre il Guardian, era già servito alla Gaza Humanitarian Foundation, e l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha contato 1.021 morti nei pressi dei centri di distribuzione di quella fondazione fra il 27 maggio e il 17 agosto 2025. Una fonte anonima citata dal Guardian spiega che senza la Forza la ricostruzione non può cominciare. Al Guardian il governo e l’esercito israeliani non hanno risposto. Il cantiere è fermo.

Un giorno prima, il 13 ottobre, a un anno dal vertice di Sharm el-Sheikh, il Dipartimento di Stato americano aveva rivendicato “progressi reali” verso una Gaza smilitarizzata, aveva contato tra i risultati un piano di recupero “interamente quantificato” e aveva ammesso che ricostruire sarebbe stato “un processo arduo e pluriennale”, come riporta il Times of Israel. Il 23 settembre a New York il Board of Peace aveva presentato un piano da 2,45 miliardi di dollari per 66 progetti da realizzare in sei mesi.

La risoluzione 2803, adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 17 novembre 2025 con 13 voti favorevoli e 2 astensioni (Cina e Russia), autorizza il Board e gli Stati membri a costituire la Forza fino al 31 dicembre 2027. Il resoconto della seduta precisa che le forze israeliane si ritireranno man mano che la Forza stabilisce “controllo e stabilità”, salvo una presenza sul perimetro di sicurezza.