Una Manovra, per ora, da 23,5 miliardi. Ancora una volta nel pieno segno dell’austerità. Ma stavolta con un motivo preciso: la rinuncia alle misure elettorali che vorrebbe introdurre il centrodestra servirà a finanziare anche e soprattutto il piano di riarmo. Perché, infatti, proprio la difesa è tra i capitoli più elevati di spesa nel Documento programmatico di bilancio inviato dal governo al Parlamento e alla Commissione Ue.
La versione non è quella definitiva, considerando che anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha precisato che la vera ossatura della Manovra arriverà solo a novembre, una volta chiuse le trattative con l’Ue sulla flessibilità. Per ora, quindi, c’è una legge di Bilancio molto leggera e che rischia di avere effetti quasi nulli sul Paese nel nome dell’austerità e del riarmo.
Manovra, quali saranno i maggiori capitoli di spesa
Il primo capitolo di spesa della Manovra sarà quello riguardante la famiglia e la spesa sociale, per un totale di 5 miliardi. Tra le misure allo studio, spiega il Sole 24 Ore, ci sarebbero l’aiuto per gli anziani e quello per le persone con problemi di salute. Più difficile, invece, trovare spazio e risorse per il taglio dell’Irpef: l’intenzione di parte della maggioranza è di portare la seconda aliquota, del 33%, fino a 60mila euro (contro i 50mila attuali). Ora, però, i soldi sembrano non essere sufficienti, nonostante anche Giorgia Meloni si sia detta favorevole a questa misura.
Il secondo capitolo più importante è invece la difesa. Tradotto, il riarmo. Perché il governo prevede di impegnare 4,5 miliardi per la difesa, anche per soddisfare le richieste della Nato di raggiungere il 5% del Pil in spese militari. A seguire, troviamo 3,4 miliardi per le imprese, 3,1 miliardi per le infrastrutture, 2,3 per la sanità e 2,1 per le misure fiscali.
Chi paga la Manovra
Il conto non è poi così salato, ma il problema è che le risorse non sono sufficienti neanche per fare quel poco che il governo ha già previsto con il Dpb. Così per le coperture si punta molto su banche e settore finanziario. Ovvero banche e assicurazioni, a cui verranno chiesti 5 miliardi per il prossimo anno e un totale di 10,5 miliardi in tre anni. Gli istituti, però, si sono già detti contrari a un nuovo contributo, essendo già previsto quello stabilito con la scorsa legge di Bilancio.
Non manca un po’ di spending review: il governo calcola di tagliare di 1,2 miliardi le spese di ministeri e pubblica amministrazione. Tagli che saliranno a 1,9 miliardi nell’anno successivo. Lacrime e sangue, quindi, anche per i ministeri. E poi ci sarà il settore dei giochi, dal quale l’esecutivo si attende circa 700 milioni sia per il prossimo anno che per il 2028.
Il sogno elettorale svanisce di fronte ad austerità e riarmo
Di buone notizie, per la maggioranza, ce ne sono poche. Come anche sul deficit: quest’anno rientrerà sotto la soglia del 3%, ma la supererà di nuovo già dal prossimo anno: nel 2027 è previsto al 3,4% e successivamente al 3,2% nel 2028, quindi di nuovo sopra la soglia.
Il risultato finale è che non sarà la Manovra elettorale che le destre volevano, per l’anno del voto. Se leviamo i 14,4 miliardi di deficit previsti per energia e difesa, al capitolo ordinario della Manovra restano soltanto 9 miliardi. Vorrebbe dire, sottolinea ancora il Sole 24 Ore, una Manovra quasi nulla, tra le più leggere di sempre. Di nuovo piena austerità insomma, stavolta nel nome del riarmo e del deficit per l’energia e la difesa.