Se c’è qualcuno che più di altri guarda con sospetto al disimpegno americano in Ucraina e al contestuale riavvicinamento tra Donald Trump e Vladimir Putin, è il regime iraniano guidato da Mojtaba Khamenei. A lasciarlo intendere è il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha nuovamente messo in guardia gli Stati Uniti da una ripresa degli attacchi contro il Paese, avvertendo che Teheran risponderà con ritorsioni.
Il timore di Teheran è che il presidente degli Stati Uniti stia cercando di abbandonare l’Ucraina di Volodymyr Zelensky per concentrare le proprie risorse, sia diplomatiche sia, soprattutto, militari, contro l’Iran.
Difficile dar loro torto, perché il 13 ottobre scorso il presidente americano aveva dichiarato esplicitamente che avrebbe deciso a breve le prossime mosse nei confronti dell’Iran. Proprio per questo appare comprensibile l’apprensione di Teheran, che emerge con chiarezza dalle parole del ministro Araghchi, il quale sui social ha scritto: “L’ultima volta che avete voluto “portare a termine il lavoro”, l’Iran ne è uscito ancora più forte. Volete tentare di nuovo la sorte? Fate pure. Ma attenzione: anche noi abbiamo delle questioni in sospeso”.
Il ministro degli Esteri iraniano ha poi aggiunto che il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che secondo i media starebbe spingendo da mesi per la ripresa delle ostilità contro l’Iran, “starebbe trascinando gli Stati Uniti in un’altra guerra per evitare il carcere”, indipendentemente dalle conseguenze per Israele.
Il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno iniziato a colpire obiettivi in Iran, che ha risposto con attacchi di rappresaglia. A metà giugno, Teheran e Washington hanno firmato un memorandum volto a porre fine alle ostilità, ma poco dopo le due parti sono tornate a scambiarsi attacchi. Il conflitto è tuttora irrisolto e la tensione tra i due Paesi resta elevata.