La crescita emergenza italiana, l’allarme dell’Ocse: senza Pnrr servono nuove riforme

La crescita italiana resta stagnante e con la fine del Pnrr può andare ancora peggio: l'Ocse propone più riforme e investimenti.

La crescita emergenza italiana, l’allarme dell’Ocse: senza Pnrr servono nuove riforme

La risposta alla crisi c’è stata in tutta Europa e, anche in Italia, l’economia si è dimostrata più resiliente del previsto, nonostante il caro energia e le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Eppure il nostro Paese resta, come lo definiva qualcuno, il malato d’Europa, con una crescita troppo basso. E proprio la crescita è il problema principale dell’Italia, secondo l’Ocse.

Tra invecchiamento, scarsa produttività, alto debito pubblico, pensioni, shock energetico e dazi, l’Italia deve fare di più per superare tutti i vincoli che frenano la crescita, secondo l’organizzazione con sede a Parigi. E per farlo si può partire dalle riforme che potrebbero far salire la crescita del 3,9% in dieci anni, secondo i report presentati oggi dall’Ocse al Cnel.

L’allarme dell’Ocse sulla crescita e la ricetta per ripartire dopo il Pnrr

Al convegno al Cnel era presente il capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta, che ha sottolineato la questione cruciale per l’Italia, quella della crescita. Le proiezioni indicano un PIl in salita in media al di sotto dell’1% annuo per il prossimo decennio e le cause sono diverse: dall’invecchiamento della popolazione alla produttività bassa, passando dall’elevato debito pubblico, il terzo più alto dell’area Ocse, alla spesa pensionistica elevata, senza dimenticare i tassi di occupazione ancora troppo bassi per giovani e donne, così come i costi energetici tra i più alti in assoluto.

La ricetta dell’organizzazione internazionale prevede un pacchetto di riforme che servirebbe a mantenere lo slancio dato al nostro Paese dal Pnrr anche dopo il 2026. Le simulazioni dell’Ocse sottolineano che riforme su istituzioni, competenze, cuneo fiscale e ricerca potrebbero far aumentare il Pil del 3,9% in dieci anni e dell’11,9% in 25 anni. Il contributo più ampio, nei prossimi dieci anni, arriverebbe dalla qualità delle istituzioni e dalla riduzione del cuneo fiscale, con un incremento dell’1,1% per ognuno dei due interventi.

Ci sono degli aspetti positivi comunque, a partire dalla capacità di “resistere agli shock degli ultimi anni”, anche se con un “ritmo di crescita da rafforzare nel lungo periodo”. Fondamentale, sottolinea Scarpetta, è stato il ruolo del Pnrr che ha “permesso di fare investimenti significativi” e di “avere un piano di medio periodo”. Ma proprio a quelle riforme, avverte, ora bisogna dare continuità, puntando anche sugli investimenti senza però abbandonare il consolidamento dei conti pubblici. L’altra grande scommessa, sottolinea, è invece quella del capitale umano e dell’ampliamento della partecipazione al mercato del lavoro, in un Paese con margini “enormi” se si valorizzasse l’occupazione giovanile.