Francia in fiamme: scatta il coprifuoco nelle città. I gilet gialli: “Sabato si torna in piazza”. Scontri anche a Bruxelles e Tirana

Il governo Lecornu impone coprifuoco “localizzati” e non esclude lo stato di emergenza. Rifiutate da Macron le dimissioni del ministro degli Interni Nuñez

Francia in fiamme: scatta il coprifuoco nelle città. I gilet gialli: “Sabato si torna in piazza”. Scontri anche a Bruxelles e Tirana

A sette mesi dalla fine del suo mandato, il presidente Emmanuel Macron si ritrova una Francia in rivolta. Il premier Sébastien Lecornu ha chiesto ai prefetti di imporre dalla serata di ieri coprifuoco “parziali” e “localizzati”, soprattutto per proteggere i negozi. Ha spiegato che il caos è “molto circoscritto ai centri urbani” e che i coprifuoco “appaiono più adeguati” dello stato di emergenza, che però non esclude.

“La mia determinazione a ristabilire l’ordine è assoluta”, ha detto. Il segnale più chiaro della gravità della situazione è arrivato dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ieri mattina aveva rassegnato le dimissioni. Macron le ha respinte, “tenuto conto della necessità di una continuità di comando delle forze dell’ordine”, e ha ammesso alcune “carenze” nella gestione delle proteste.
A Parigi il sindaco del settore Paris Centre, Ariel Weil, si è spinto oltre: ha chiesto il coprifuoco “e, perché no, l’intervento dell’esercito”.

I numeri: sabato in piazza oltre 800mila francesi

I numeri delle proteste di sabato in effetti sono impressionanti. Almeno 550mila persone in piazza, fino a 800mila secondo altre stime. I fermati sono stati 2.331, circa mille feriti tra agenti e manifestanti, e “almeno 3mila negozi” vandalizzati o saccheggiati, secondo il governo.

A Parigi, Lione e Marsiglia gruppi staccati dai cortei hanno saccheggiato negozi e appiccato incendi: a Limoges è andata a fuoco la torre del municipio. Macron ha parlato di “rabbia e vergogna” e ha attribuito le violenze a “gruppuscoli di estrema sinistra” e “delinquenti”. Ha anche chiesto di non confondere le centinaia di migliaia di manifestanti pacifici e le loro “legittime rivendicazioni” con chi ha saccheggiato.

Studenti, Gilet gialli e pensionati insieme

La protesta era cominciata a metà settembre con i blocchi dei licei nella regione parigina, poi estesi a tutto il Paese. Gli studenti contestano la carenza di docenti, orari troppo pesanti, aule fatiscenti e Parcoursup, il sistema di accesso all’università. Poi un appello sui social, “Gialli e giovani”, ha messo insieme gilet gialli, Generazione Z, agricoltori, insegnanti, attivisti per il clima e pensionati contro il carovita, aggravato dalla guerra in Medio Oriente.

Il governo ha mandato d’urgenza 3mila supplenti nei licei, ma per i Gilet gialli non basta e infatti hanno annunciato nuove manifestazioni sabato prossimo.

“Da dieci anni Macron ha dimostrato una costante sordità di fronte ai movimenti sociali”, ha scritto ieri Le Monde. E tutto questo avviene mentre Marine Le Pen è saldamente in testa ai sondaggi per le presidenziali e il debito francese è sotto la lente dei mercati.

Contri anche in Belgio e a Tirana

Ma la Francia non è un caso isolato. A Bruxelles sabato la polizia ha usato idranti e gas lacrimogeni contro chi protestava per i rincari dei beni di prima necessità, mentre a Liegi gli studenti sono scesi in piazza contro il caro-scuola.

A Tirana e in altre città albanesi studenti e giovani protestano in massa contro i costi dell’università e la mancanza di lavoro, e chiedono le dimissioni del premier Edi Rama.

E ieri all’ordine del giorno della plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo è stato aggiunto in agenda, su richiesta del Ppe e di Ecr, un dibattito sugli scontri. “Dibattito su Francia, Italia e Belgio: recenti episodi di violenza antidemocratica da parte di gruppi radicali di estrema sinistra, implicazioni per l’ordine pubblico e il legittimo diritto di protesta”, il titolo scelto dalle due formazioni.