L’ennesima stretta securitaria è pronta a diventare uno degli strumenti della campagna elettorale del centrodestra. All’indomani dei disordini di Milano, il governo Meloni prepara nuove misure sull’ordine pubblico, nonostante i provvedimenti già approvati, a partire dal decreto Caivano, non abbiano impedito nuove violenze. E mentre Palazzo Chigi studia il decreto, la Lega si affretta a rivendicarlo, anticipandone persino i contenuti prima dell’esame in Consiglio dei ministri.
In arrivo un’altra stretta securitaria. La ricetta resta reprimere il dissenso
Il vertice convocato ieri dalla premier è durato oltre un’ora e mezza. Presenti i vicepremier Matteo Salvini, in videocollegamento, e Antonio Tajani, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, i ministri Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Francesco Lollobrigida, insieme ai vertici delle forze dell’ordine e dell’intelligence. Dal confronto, secondo fonti governative, è emersa la volontà di dare “una risposta forte dello Stato” contro chi sfrutta le manifestazioni per compiere violenze. Sul tavolo c’è un decreto legge che potrebbe arrivare già nel Consiglio dei ministri convocato per le 17.30 di oggi.
Dimensione elettorale
Il governo assicura di voler tutelare la libertà di manifestazione, rafforzando al tempo stesso prevenzione e repressione. Le forze di polizia avrebbero proposto nuovi strumenti per contrastare fenomeni giudicati più complessi rispetto al passato. Resta però una domanda: se le precedenti strette non hanno fermato le violenze, perché insistere sulla stessa ricetta? A svelare anche la dimensione elettorale dell’operazione è la fretta con cui la Lega ha deciso di intestarsi il provvedimento. Prima ancora della sua approvazione, i sottosegretari Nicola Molteni e Andrea Ostellari hanno diffuso una nota che esordisce con due parole: “Vittoria della Lega”.
Il decreto diventa così un risultato politico da esibire agli elettori ancor prima di essere varato. Il pacchetto anticipato dai leghisti prevede il potenziamento dell’operazione Strade Sicure, – 500 militari in più a Milano- l’introduzione del reato di danneggiamento aggravato e l’arresto obbligatorio per i reati di devastazione durante le manifestazioni, con possibilità di arresto differito entro 48 ore. Previsti anche l’estensione del fermo preventivo fino a 24 ore e il rafforzamento delle misure di prevenzione, a partire dall’avviso orale del questore.
Un altro capitolo riguarda i minorenni. La Lega annuncia il rafforzamento degli organici dei tribunali per i minori e nuove risorse per aumentare i posti detentivi. Molteni e Ostellari rivendicano il passaggio dai circa 350 posti del 2022 agli attuali 600 e promettono altri interventi. “Nessuno spazio per violenti e criminali, anche se minori”, assicurano.
Le opposizioni si fanno sentire
La parola d’ordine resta la repressione, mentre sul versante della prevenzione sociale le risposte appaiono assai meno definite. Nel dibattito è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invitando a un’analisi “intelligente e approfondita” dei fenomeni di violenza, anche per la presenza di “soggetti inediti”. Il capo dello Stato ha richiamato la necessità di una vigilanza attenta e di una riflessione sulle novità emerse. Dalle opposizioni arriva l’accusa di utilizzare la sicurezza per oscurare le proteste sociali.
Giuseppe Conte contesta le priorità dell’esecutivo: nessun vertice straordinario per affrontare il caro-vita e le difficoltà di autotrasportatori, agricoltori, pescatori, lavoratori e studenti, ma un nuovo decreto sull’ordine pubblico. “Hanno fatto tanti decreti inutili e hanno fallito sull’ordine pubblico di fronte a violenze inaccettabili”, denuncia il leader del M5S, chiedendo se l’obiettivo sia nascondere le manifestazioni pacifiche dietro gli episodi violenti.
Il risultato è un governo che, davanti a un Paese attraversato da tensioni economiche e sociali, sceglie ancora una volta la scorciatoia securitaria. E una maggioranza già impegnata a contendersi i meriti della nuova stretta prima ancora che venga approvata. La sicurezza torna così a essere una bandiera elettorale da sventolare.