L'Editoriale

La lezione sempre attuale di Pertini

La lezione di Pertini: protezione delle libertà individuali e politiche di equità sociale per ridurre le distanze e tutelare la democrazia

La lezione sempre attuale di Pertini

Viviamo in un’epoca attraversata da trasformazioni storiche e segnata da profonde solitudini individuali e collettive. Tra lo stravolgimento tecnologico impresso dall’intelligenza artificiale, la frammentazione del mercato del lavoro e un sistema di welfare sempre più lacerato e sfilacciato, la politica corre costantemente il rischio di rincorrere l’affanno delle emergenze quotidiane, smarrendo ogni capacità di visione sistemica.

La lezione sempre attuale di Pertini

È proprio all’interno di questo vuoto progettuale e ideale che la lezione morale e politica di Sandro Pertini torna a farsi sentire con prepotenza e non come l’eco di un nostalgico ricordo del passato, ma come una bussola orientativa di straordinaria e urgente attualità. Al centro del pensiero pertiniano vi è una verità semplice, quasi scandalosa per il cinismo del dibattito contemporaneo: libertà e giustizia sociale non sono principi scindibili, ma costituiscono due facce della stessa medaglia. L’una non può sussistere né compiersi senza l’altra. Garantire per legge la libertà di espressione, di voto o d’impresa a chi non possiede i mezzi materiali minimi per arrivare a fine mese significa offrire meri involucri vuoti, gusci privi di sostanza.

La vera democrazia non vive di sole garanzie formali o procedurali; vive della possibilità concreta e quotidiana di ogni cittadino di affrancarsi dal bisogno, di riscattare la propria condizione e di sentirsi parte viva e attiva della comunità. Quando una società si limita a difendere le dinamiche del libero mercato ma consegna la salute pubblica alle disponibilità del ceto sociale di appartenenza, quando abbandona la scuola pubblica o tollera che il lavoro svalutato non garantisca più un’esistenza libera e dignitosa, sta tradendo nell’ombra il patto fondativo della nostra Repubblica. Tradurre oggi l’insegnamento di Pertini di fronte alle sfide della contemporaneità significa compiere scelte di campo coraggiose e radicali, senza ambiguità né compromessi ribassisti. Dobbiamo restituire valore e dignità al lavoro.

Nell’era della new economy, dei giganti tecnologici e delle piattaforme digitali, le politiche pubbliche non possono più limitarsi a una passiva “gestione del disagio”. Il lavoro deve tornare a essere lo strumento primario di emancipazione e realizzazione umana, debellando la piaga inaccettabile del lavoro povero e garantendo tutele concrete e moderne anche alle nuove professioni prive di rappresentanza. Dobbiamo lottare per difendere i beni comuni e la coesione sociale. È indispensabile confrontarsi per la difesa dei beni collettivi. La salute pubblica, l’assistenza alle famiglie, il sostegno agli anziani e la tutela dei più fragili non sono capitoli di spesa da sforbiciare al primo bilancio utile, bensì gli investimenti strutturali su cui si regge la tenuta democratica di una nazione. Abbiamo il coraggio di abbattere le barriere per le nuove generazioni? Dobbiamo ritrovare il coraggio di spezzare la catena della disuguaglianza ereditaria.

Garantire un effettivo e universale diritto allo studio significa consentire ai giovani di costruire il proprio futuro liberi dal peso delle condizioni di partenza, valorizzando il merito e le aspirazioni di ciascuno. Vi è infine un tassello fondamentale e imprescindibile che è quello dell’etica pubblica. In un Paese segnato da un astensionismo ai massimi livelli e da un pericoloso distacco dalla cosa pubblica, la figura di Pertini ci ricorda che la giustizia sociale non si costruisce soltanto attraverso i decreti e le leggi, ma prima di tutto con l’esempio morale, la trasparenza e la coerenza di chi governa. I servizi e le prestazioni dello Stato non sono mai concessioni pietose o favori elettorali ma diritti inviolabili spettanti alla cittadinanza.

Sandro Pertini sapeva superare con naturalezza gli steccati ideologici per collocare al centro di ogni azione politica un unico ed esclusivo valore: la dignità intangibile della persona umana. Unire la protezione delle libertà individuali a severe politiche di equità sociale non è un esercizio di retorica, ma un imperativo morale improcrastinabile se vogliamo evitare che le trasformazioni in atto allarghino le distanze sociali e restringano gli spazi di democrazia reale. Ripartire da questa lezione non è un’operazione di nostalgia, ma l’unico fondamento solido su cui possiamo edificare il futuro delle nuove generazioni.