“Un Paese attraversato dalla rabbia. Violenza è lasciare i giovani a se stessi”. Parla la sociologa, Saraceno

Per la sociologa Saraceno “Il Paese è attraversato dalla rabbia. Violenza è lasciare i giovani alla disperanza”

“Un Paese attraversato dalla rabbia. Violenza è lasciare i giovani a se stessi”. Parla la sociologa, Saraceno

Chiara Saraceno, sociologa e voce autorevole sui fenomeni del disagio sociale, che idea si è fatta delle proteste che hanno attraversato il nostro Paese? Che cosa esprimono e che cosa chiedono?
“Innanzitutto ci sono richieste differenti. C’è un disagio, ma anche una rabbia che nasce da situazioni diverse. C’è il disagio abitativo, che erode i redditi delle famiglie e rende impossibile ai giovani accedere alla casa. C’è il problema della scuola, degli studenti che non vedono un futuro. Poi c’è una rabbia diffusa, soprattutto tra i giovanissimi, che deriva dal sentirsi esclusi. E hanno ragione a sentirsi esclusi. Non hanno ragione a saccheggiare negozi o rompere vetrine, ma quella violenza nasce da ragazzi che, fin da bambini, hanno sperimentato la mancanza di opportunità. Hanno genitori che si ammazzano di lavoro o passano da un’occupazione precaria all’altra. Vivono spesso in case sovraffollate, in quartieri senza servizi né luoghi di aggregazione. Le indagini, anche dell’Istat, mostrano che il futuro dei ragazzi è fortemente determinato dall’origine sociale. Molti sanno di avere davanti un orizzonte chiuso. Questo può provocare depressione o una rabbia che, quando trova una miccia, diventa incontrollata. Invece di guardare soltanto alla violenza, dovremmo interrogarci sulle cause”.

Mattarella ha invitato a non guardare ai giovani con “meschina sottovalutazione”. Il governo, invece, risponde agli scontri con nuovi provvedimenti di sicurezza.
“Vorrei che il governo seguisse la linea di Mattarella. Non si può rispondere ogni volta soltanto con un ennesimo decreto sicurezza. Non si affrontano i problemi: si aumentano le pene, inutilmente, perché spesso esistono già. Sono rimasta agghiacciata dal fatto che la presidente del Consiglio, di fronte ai reati minorili connessi alle manifestazioni, pensi a nuovi reati, nuove pene e più posti nelle carceri”.

Nordio propone di ampliare le carceri minorili. Eppure il governo rivendica le proprie radici cristiane e la difesa della famiglia.
“Mi chiedo che idea abbiano di questi ragazzi. La presidente del Consiglio dice sempre di essere una madre. Da una parte si lamentano perché non ci sono abbastanza bambini, dall’altra non ci preoccupiamo delle condizioni in cui crescono, dell’altissima incidenza della povertà assoluta minorile. Abbiamo periferie sociali prive di servizi e di speranza. Bisogna insegnare che non si usa la violenza, che non si ruba. Ma come? Che cosa facciamo perché questi ragazzi possano impararlo e avere la speranza che valga la pena rispettare le regole?”.

Si accusano i giovani di aver perso i valori. Non è invece il mondo adulto ad aver fallito?
“Vorrei capire quali principi ci guidino quando lasciamo tante periferie in queste condizioni e permettiamo che la povertà minorile non diminuisca ormai dal 2011. Anche questa è violenza, un problema etico oltre che democratico. La responsabilità è certamente degli adulti. I ragazzi hanno spesso famiglie che non ce la fanno e non incontrano persone capaci di offrire loro speranza. Sono però bombardati dalla pubblicità: per sentirti adeguato devi avere quelle scarpe, quegli occhiali. Non è una giustificazione della violenza, ma noi adulti vogliamo assumerci le nostre responsabilità oppure no?”.

Il governo evoca anche una guerra ibrida e l’influenza di Stati stranieri sui giovani. Che cosa ne pensa?
“Mi ha agghiacciata l’affermazione del ministro Crosetto secondo cui alcuni Stati conoscono la mente dei nostri giovani meglio di noi. Ma non ti poni un problema? Ammettiamo pure che l’influenza straniera sia reale: perché quei messaggi trovano un terreno così favorevole? Perché non offriamo alternative. Lasciamo che i ragazzi coltivino la rabbia, poi qualcuno accende la miccia e ci stupiamo che esploda. Anche il decreto Caivano, pur con una forte deriva penalista, prevedeva un lavoro sociale per cambiare i contesti. Invece ora è rimasta solo la deriva penalista”.

Il Papa ha richiamato la solitudine degli adolescenti.
“Molti ragazzi sono lasciati a loro stessi. Abbandonati, sì. Lasciati a quella che Marco Rossi Doria chiama la ‘disperanza’. Ed è da lì che nasce la rabbia. La risposta del governo è soltanto la repressione. Come se servisse. Ma se bastasse, avrebbero già funzionato i precedenti provvedimenti sulla sicurezza”.