Le Borse europee affondano, i rendimenti e lo spread schizzano mentre petrolio e gas continuano a correre. Ci si mette un po’ tutto, compresi la vendita sui titoli tech e i timori sull’intelligenza artificiale, a rendere nero il giovedì per la Borsa e per i titoli di Stato. Come se non bastasse, la schiarita all’orizzonte proprio non si vede, con la tensione che torna a salire in Medio Oriente. La conseguenza, dopo la diffusione della notizia che l’esercito Usa starebbe studiando varie opzioni per colpire l’Iran, è che schizzano petrolio e gas. Ma anche che Milano chiude la seduta in calo del 2,54%, peggiore in Europa. Ma non va poi così meglio neanche a Parigi e Francoforte, con perdite superiori all’1%.
Tornando in Italia, il Ftse Mib riscende sotto la soglia dei 49mila punti, a 48.383 e ben lontano dai 50mila da poco conquistati. A questo si aggiunge l’alta tensione sull’obbligazionario, anche se qui c’è chi se la passa peggio di noi. In Francia, infatti, il rendimento sull’Oat decennale ha toccato il picco del 5,14%, sui massimi dal 2002. A soffrire sono anche i rendimenti italiani, col Btp in salita al 4,61%. A correre è anche lo spread con i Bund tedeschi, in rialzo a 125 punti. Ma peggio, anche su questo fronte, va alla Francia con il differenziale tra Oat e Bund a 175 punti.
Non solo Borsa e rendimenti, petrolio e gas tornano a far paura
Come se non bastasse, torna a far paura la crisi energetica. Ieri il petrolio è schizzato in alto, con il Brent che ha raggiunto i 112 dollari al barile. E a correre è anche il gas, salito a 90 euro al megawattora con una crescita del 3%. Le quotazioni vengono spinte dai timori di danni alle forniture energetiche dopo i nuovi attacchi alle infrastrutture saudite. E a farne le spese, come visto, è stato anche e soprattutto il debito europeo. La cui crisi è stata innescata dai treasuries statunitensi, che stavolta si salvano più che altro grazie al crollo del Nasdaq legato al rischio di una frenata della corsa dell’intelligenza artificiale.
A preoccupare, come detto, è soprattutto la questione energetica, che rischia di inasprirsi ulteriormente con una nuova escalation in Medio Oriente ritenuta sempre più possibile, se non probabile. D’altronde la situazione dall’inizio della guerra è già stata drammatica per l’Europa. Per il gas, guardando il Ttf di Amsterdam, tra febbraio e ieri si è registrato un aumento del 177%. Andamento meno accentuato ma molto simile anche per il petrolio, con un rialzo del 54% rispetto al 27 febbraio. E non è un caso che si tornino a evocare gli scenari del 2022, anno della guerra in Ucraina, quando al picco (ad agosto) il gas è arrivato a costare 311 euro al megawattora e il petrolio (a giugno 2022) ha toccato i 122 dollari al barile. Una soglia, quest’ultima, non poi così lontana.