A che serve la guerriglia verbale? Accuse di genocidio alla Russia. Biden soffia ancora sul fuoco. Ma non è una gaffe: l’obiettivo è una guerra lunga

Joe Biden
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Se c’è qualcosa che manca in questo momento storico mentre il conflitto in Ucraina si incattivisce e Vladimir Putin continua ad alzare la posta è il doveroso principio di sobrietà che servirebbe in ogni guerra se davvero si vuole trovare una soluzione che non passi solo dalle armi. Rispondere agli eccidi di Putin con minacce verbali non sortisce nessun effetto pratico al di là di infiammare gli animi, incattivire i protagonisti e inevitabilmente affilare i soldati. Qualcuno prima o poi dovrebbe farlo presente al presidente USA Joe Biden che ieri, ancora una volta, è intervenuto senza freni come un tifoso qualsiasi di passaggio accusando Putin di “genocidio”, gettando ulteriore benzina sul fuoco.

L’uscita del capo della Casa Bianca fa il paio con le sue precedenti accuse di “macellaio” a “criminale di guerra“, passando per “quest’uomo non può rimanere al potere”, tutte pronunciate con un’evidente irresponsabilità per il ruolo che Biden ricopre non solo negli USA ma anche nella NATO e nello scacchiere internazionale. «Non si può dipendere da un dittatore che dall’altra parte del mondo commette un genocidio», ha detto Biden durante un evento pubblico per poi ribadire il concetto qualche ora dopo ai reporter in Iowa spiegando che «sta diventando sempre più chiaro che Putin cerca di cancellare persino l’idea di essere ucraini.

Lasceremo decidere agli avvocati come qualificarlo a livello internazionale, ma di sicuro è quello che sembra a me», ha detto. Tutto questo mentre l’amministrazione USA sta per annunciare altri aiuti militari all’Ucraina per 750 milioni  che secondo la Reuters – che cita una fonte del Congresso USA – consisterebbero in obici, sistemi di artiglieria pesante in grado di colpire un obiettivo fino a 70 chilometri di distanza.

Joe Biden getta benzina sul fuoco: “Putin colpevole di genocidio”

Inevitabile la reazione del Cremlino che attraverso il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, definisce «inaccettabili» le parole di Biden. Dall’altra parte il presidente ucraino Volodymyr Zelensky loda le parole del presidente USA definendole «parole vere di un leader vero». «Chiamare le cose col loro nome è essenziale per combattere il male. Siamo grati per l’aiuto che gli Usa ci hanno fornito finora e chiediamo con urgenza nuove armi pesanti per combattere le atrocità russe», scrive Zelensky.

Ma la guerriglia verbale non è piaciuta al presidente francese Emmanuel Macron: «È accertato che sono stati commessi crimini di guerra da parte dell’esercito russo – spiega il presidente impegnato nella volata finale della campagna elettorale per la sua conferma – ma genocidio, ha un significato» Macron ricorda che «il popolo ucraino, il popolo russo sono popoli fratelli», definisce «una follia quello che sta accadendo» ma precisa che «genocidio, ha un significato».

«Guardo i fatti e voglio cercare il più possibile di continuare a lavorare per fermare questa guerra e quindi non sono sicuro che l’escalation delle parole serva alla causa della pace». Per misurare la tensione (e l’inutilità della lotta verbale) basta leggere la reazione stizzita alle parole di Macron del portavoce del ministero degli Esteri ucraino Oleg Nikolenko quando dice che «la riluttanza del presidente francese a riconoscere il genocidio degli ucraini dopo tutte le dichiarazioni esplicite della leadership russa e le azioni criminali dell’esercito russo è deludente». 

Francia e Cina invitano Biden al senso di responsabilità

Le parole di Biden accendono la reazione anche del portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, citato da Tass: «la Cina ha sempre sostenuto che sull’Ucraina la massima priorità per tutte le parti interessate è mantenere la calma e la sobrietà, cessare il fuoco e fermare la guerra il prima possibile, evitando una crisi umanitaria su larga scala», dice il funzionario cinese che avverte: «tutti gli sforzi della comunità internazionale dovrebbero mirare alla riduzione dell’escalation, non aggiungere benzina sul fuoco, e spingere per una soluzione diplomatica, non aggravare ulteriormente gli scenari».

La scorsa settimana inoltre il consigliere Usa per la sicurezza Nazionale Jake Sullivan aveva affermato: “Abbiamo visto crimini di guerra, ma non abbiamo visto un livello di eliminazione sistematica degli ucraini che arrivi a livello di genocidio”.

Se la guerra fa già schifo di suo, con i suoi morti civili e con le città devastate dalla violenza funesta di Putin, non si capisce perché ci si debba aggiungere un masochista godimento nel provocare l’invasore con cui nel frattempo si tratta per canali diplomatici. A meno che, questo è il dubbio più spaventoso, a qualcuno questa guerra piaccia così tanto da non poterne fare a meno.