A Letta con tutti. Patto di cemento con Conte ma flirt con Calenda & C. Il segretario del Pd blinda Draghi e attacca la Lega. E al M5S offre il salario minimo che i dem frenano

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Benché Carlo Calenda gliel’abbia bocciata, lui alla formula del campo largo non rinuncia. Ma com’è nel suo costume cerca di mantenersi in equilibrio tra i vari contendenti in gioco. Enrico Letta alla direzione del Pd per motivarsi e motivare i suoi non fa ricorso a citazioni colte ma pesca nel repertorio di Rocky Balboa. Cita Apollo Creed nella veste di coach del famoso pugile interpretato da Silvester Stallone: “Non so se come segretario avrò qualche ruolo nello scegliere la quadra in campo. Se lo avrò, se vedrò gli occhi di tigre di chi vuol vincere allora lo metto in campo, se vuole pareggiare allora gli dico di restare in panchina”.

Altro che campo largo. “Un’ammucchiata peggio dell’Unione di Prodi”. Parla lo scrittore, Giulio Cavalli: “Il progetto di Letta è già fallimentare”

Letta prova a ruggire: “Io vorrei che fossimo tutti convinti che dobbiamo avere – in questo arco di forze progressiste, democratiche, ecologiste, un arco di forze che vorremmo il più largo possibile – l’ambizione di vincere e non l’istinto di sopravvivere”. Campo largo, dunque il più largo possibile. “Progetto per domani, per il 2023, per andare a vincere le politiche. Ci sarà un prologo nelle amministrative di primavera. Francesco Boccia sta lavorando per trovare il massimo di allargamento delle nostre coalizioni, si sta facendo un lavoro importante”.

Ma la formula del campo largo fa paura ai pentastellati ed ecco allora che Letta cerca di rabbonire gli alleati dell’ex fronte giallorosso: “Sono fiero dell’impegno che il Pd ha tenuto in questi anni della pandemia, questo lavoro lo abbiamo portato avanti insieme ai nostri alleati, con Il M5s nel governo Conte II abbiamo imparato a lavorare insieme, questo lavoro continua col governo Draghi e continuerà anche dopo. Il cemento che si crea nei momenti più duri è quello più importante di tutti”.

E forse per rendersi ancora più credibile rilancia una delle parole guerriere del M5S: il salario minimo. Che – dice – “sarà una delle nostre priorità, un tema fondamentale, con cui parliamo ai lavoratori, alle imprese, ai lavoratori più disagiati, che sono tantissimi e devono vedere in questa proposta una proposta che dia loro fiducia. Quello sul salario minimo è una discussione che vogliamo fare con le rappresentanze sociali, sindacali”, omettendo di ricordare, però, che i sindacati e buona parte del suo partito hanno finora affossato la discussione su quello che è uno dei cavalli storici del Movimento.

Offre una sponda a Mario Draghi e ribadisce che le priorità del Governo sono le stesse indicate dal premier nel corso della sua ultima conferenza stampa: delega fiscale, concorrenza e appalti. “Tre provvedimenti del Governo che sono la condizione per ottenere i soldi del Pnrr. Nessuno può immaginarsi che i soldi tardino per colpa del Parlamento o delle istituzioni”. Come a dire: ha fatto bene il premier a strigliare i partiti spiegando che questo esecutivo ha senso solo se riesce a conseguire risultati. E dunque ne approfitta per stigmatizzare l’atteggiamento della Lega che anche ieri si è smarcata dal resto della maggioranza e del Governo: “Chiediamo serietà e responsabilità”.

E ancora un omaggio a Draghi: “Ripartiamo avendo messo lo Stato, il Governo e la democrazia nelle migliori mani possibili, la riconferma di Mattarella e Draghi è la scelta preferita dagli italiani e da noi”. Tra i quesiti referendari ammessi boccia i due sulla custodia cautelare e sulla legge Severino (“Farebbero più danni dei pochi cambiamenti positivi che porterebbero”). Sugli altri auspica che una risposta possa venire dal Parlamento e non dai referendum. Dal fine vita passa a toccare le corde più propriamente dem: cittadinanza e Zan. “Non demordiamo, noi tenteremo. Ma in questa legislatura non sarà semplice, perché non siamo maggioranza. Ma nella prossima e alle elezioni, parleremo dei temi che hanno a che fare con due grandi priorità: il ddl Zan e la legge di cittadinanza”.

E poi c’è il nervo scoperto della legge elettorale: “Siccome a mio avviso l’attuale è la peggiore di sempre, se ci fossero le condizioni ci sederemmo a un tavolo per migliorarla”. Infine lancia l’ultima iniziativa dem: “In estate faremo sintesi delle proposte uscite dalle Agorà democratiche, con una iniziativa che chiamo i Sassoli Camp: dieci campi di alcuni giorni, con mille democratici e democratiche, singoli cittadini e militanti, non iscritti a nessun partito”. La festa nazionale del Pd sarà invece a Palermo.