A Milano Comunione e Liberazione non è il Vaticano. Ora pagherà l’Ici come tutti

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di Clemente Pistilli

Il braccio di ferro tra Palazzo Marino e CL inizia nel 2007, quando alla guida dell’amministrazione meneghina c’era Letizia Moratti. I tecnici comunali accertano che non era stata pagata dall’“Associazione Fraternità Comunione e Liberazione” l’imposta sugli immobili di via Rombon, quelli dove ha sede la storica scuola “Fondazione Sacro Cuore Educazione e Istruzione Giovani” e dove nel 2005 è stata allestita la camera ardente per don Luigi Giussani. Stessa contestazione l’anno successivo per gli immobili di via Porpora, dove c’è la “casa madre” dei ciellini. Nel primo caso viene chiesto di pagare l’Ici per gli anni compresi tra il 2001 e il 2005 e nel secondo dal 2003 al 2006.
In totale il Comune deve recuperare circa 65mila euro, ma diventa una battaglia più sui principi che sulla sostanza. Comunione e Liberazione si trova così a passare alle vie legali proprio contro un sindaco di centrodestra, dopo che più volte il movimento è stato indicato come vicino prima all’ala conservatrice della Dc e poi al Pdl, e a farlo nella regione in cui al vertice del “Pirellone” c’era uno dei suoi più noti esponenti: Roberto Formigoni. Tanto la commissione tributaria provinciale quanto quella regionale respingono però i ricorsi della Fraternità, che gioca l’ultima carta impugnando gli avvisi comunali di accertamento davanti alla Suprema Corte.
La battaglia passa nelle mani del sindaco Giuliano Pisapia, sulla cui vittoria qualcuno malignò avesse influito proprio il mancato appoggio di CL a Letizia Moratti, e Palazzo Marino decide di resistere in Cassazione. Ora i giudici della VI sezione civile si sono pronunciati, respingendo tutti i ricorsi di Comunione e Liberazione, costretta così a pagare cinque anni di Ici per gli immobili di via Rombon.

L’altra battaglia
Resta aperto il contenzioso tributario sull’imposta immobiliare chiesta ai ciellini per la sede di via Porpora, anche se l’indirizzo seguito dalla Cassazione appare ormai chiaro. Su quest’ultimo fronte Palazzo Marino reclama circa 33mila euro e, dinanzi ai ricorsi, con una recente delibera di giunta la squadra di Pisapia ha dato mandato a un legale per far valere a Roma le ragioni dell’ente. Un confronto che diventa scontro tra il Palazzo milanese e i quarantottomila ciellini distribuiti in 64 diversi Paesi, nel 2005 accorsi a Milano proprio negli immobili di via Rombon per rendere omaggio al fondatore della fraternità fortemente impegnata in ambito studentesco, al sacerdote che per i ciellini era semplicemente “Il Gius” e che ha visto trentamila persone prendere parte al suo funerale, celebrato dall’allora cardinale, attualmente papa emerito, Joseph Ratzinger.

L’esenzione negata
Il contenzioso sull’Ici tra Comunione e Liberazione e il Comune di Milano ripropone lo scontro sull’imposta agli edifici di culto che da tempo impegna tanto il governo quanto l’Unione Europea. Venne specificato che non doveva essere pagata l’Ici per gli edifici della chiesa cattolica, salvo quelli con destinazione commerciale, con un decreto del 1992 del primo governo Amato. Ad estendere l’esenzione anche agli altri immobili gestiti da religiosi ci provò poi il terzo governo Berlusconi nel 2005, e l’anno dopo la legge fu leggermente rivista dal secondo governo Prodi, specificando che il beneficio andava applicato a quegli immobili che non hanno “esclusivo uso commerciale”.
Successivamente sono arrivate “bacchettate” dall’Europa, l’argomento è stato affrontato dal governo Monti e il dibattito è attualmente soltanto sopito. La Cassazione, nel caso di CL, condannando la Fraternità anche a pagare le spese di giudizio, ha specificato che in materia non vi è alcuna incertezza sulle norme. Per la Suprema Corte si deve semplicemente «documentare la reale natura e portata dell’attività svolta dall’ente negli immobili in questione». Prova che per la Fraternità è stata ritenuta assente.