A parole tutti stanno con Salvini, ma cresce il malumore nella Lega. Riprende quota la fronda interna al Carroccio: impossibile negare il passo falso del leader politico

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L’idea che nella Lega qualcuno possa far fuori il Capitano è fantascienza. Eppure se si dovesse creare il temutissimo governo 5S-Pd, all’interno del Carroccio si aprirebbe una partita piuttosto complicata per lui. Già perché tutti credono che la Lega sia un partito granitico, del resto anche nelle raffigurazioni mediatiche si strizzava l’occhio alle telecamere per mostrare la compattezza attorno al leader Mateo Salvini, ma pochi considerano che al suo interno le frizioni tra le diverse anime non mancano di certo. Infatti esiste da sempre un’ala composta da Luca Zaia, Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti, che non ha mai completamente digerito le mosse del vertice di via Bellerio. Una fazione che, fino ad oggi e come si è sempre fatto in ogni partito politico di vecchio stampo, era rimasta silente perché tenuta a bada dal Capitano a suon di ministeri, sottosegretariati e altre poltrone. Ma se la Lega passasse di colpo dall’avere il Paese nelle proprie mani, al ruolo di semplice opposizione, per giunta marginalizzata, le cose potrebbero cambiare. Tanto più se dalle consultazioni del Capo dello Stato Sergio Mattarella dovesse emergere una maggioranza alternativa, capace di dar vita ad un governo di legislatura, in cui gli spazi di manovra a disposizione del Capitano verrebbero annullati. Qualcuno potrebbe ribattere che la cosa potrebbe addirittura giovargli, accrescendone i consensi perché libero dall’obbligo di governare, ma la realtà, per citare l’ex premier Giulio Andreotti, è che: “Il potere logora chi non ce l’ha”. E questa è la vera chiave del discorso perché un governo di legislatura, capace di durare quasi quattro anni, finirebbe per erodere gli spazi di manovra – e soprattutto quelli mediatici – a disposizione dell’attuale vicepremier. Certo un eventuale processo a suo carico, interno al partito, non avverrebbe nell’immediato e richiederebbe tempo ma appare evidente che non lo si può nemmeno escludere a priori. Ironia della sorte fino a pochi giorni fa questi discorsi sarebbero stati bollati come eresie perché la Lega, trainata da Salvini, trasformando in oro ogni cosa che diceva, sembrava una macchina da guerra inarrestabile e priva di qualsivoglia opposizione. Poi un mezzo passo falso, il pasticcio sulle sfiducia a Conte, per giunta ritirata dopo poco, e tutto sembra andare a rotoli.

TENSIONE ALLE STELLE. Si tratta di fantapolitica? Forse. Ma che nel Carroccio il malumore sia crescente, è cosa nota. Non lo nascondono gli stessi protagonisti con Maroni in prima fila che, non più tardi di tre giorni fa, aveva pesantemente criticato Salvini perché “avrebbe dovuto ritirare i Ministri leghisti come fece Umberto Bossi quando sfiduciò Silvio Berlusconi alla fine del 1994. Bossi riuscì nell’intento mentre Salvini no, lui ha perso tempo. Se avesse sfiduciato i ministri sarebbe venuto meno il governo e sarebbe andato subito al Quirinale”. Per non parlare del governatore del Veneto, Zaia, la cui posizione ostile si era recentemente accentuata per quelle che, a suo dire, erano state promesse mancate da parte del vicepremier in fatto di autonomie regionali. A chiudere il cerchio Giorgetti, numero due della Lega, che da sempre suggeriva di staccare la spina al governo gialloverde ma che, una settimana fa, aveva raccontato: “Quando è diventata conclamata la visione diversa su tante cose (con i grillini) Salvini ha staccato la spina. Sono le decisioni di un capo e un capo decide da solo” ma ammette “sarebbe stato più facile andare al voto se la crisi fosse stata fatta prima”.

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di Gaetano Pedullà

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