A Pompei contano più i sindacati dei turisti

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di Fausto Cirillo

Tutti in fila sotto il sole, aspettando che i sindacati terminino la loro assemblea. È successo ieri a Pompei, dove circa 500 turisti hanno trovato sbarrato il cancello di accesso agli Scavi e si sono dovuti rassegnare a una lunga attesa, terminata infine alle 11. L’attesa di oltre due ore ha riguardato soprattutto i visitatori ‘fai da te’ che non erano a conoscenza dell’assemblea convocata dai dipendenti dei Beni culturali in servizio pressi i siti archeologici italiani e annunciata già da ieri. Molti tour operator, infatti, hanno rinunciato ad accompagnare i turisti agli Scavi così come i crocieristi hanno evitato, in mattinata, di arrivare a Pompei.
Non sappiamo quanti fra i malcapitati abbiamo in cuor loro imprecato contro i lavoratori di Cgil, Cisl e Uil che si erano riuniti per discutere dei loro problemi organizzativi a Pompei così come negli altri siti archeologici vesuviani (Ercolano, Oplontis, Stabia e Boscoreale). Sta di fatto che è già la seconda volta nello stesso mese che gli stranieri sono costretti a constatare come il Belpaese – che ha nel turismo un cespite economico di fondamentale importanza – sia incapace di offrire servizi di accoglienza decenti alla vasta platea dei suoi fruitori. «Queste notizie ci rammaricano molto e danneggiano la nostra comunità» ha provato a scusarsi il sindaco Claudio d’Alessio. «Prendiamo le distanze da questo modo poco rispettoso dell’utenza, soprattutto di quella internazionale, che questa mattina non ha potuto visitare una delle bellezze più care al nostro Paese». Il primo cittadino di Pompei si è però anche appellato al premier Enrico Letta: «È ora che tutti gli attori coinvolti in questa vicenda la smettano. Si avvii una definitiva iniziativa che porti in tempi brevissimi alla rinascita del sito archeologico e conseguentemente della nostra regione. È necessario un intervento del governo puntuale. Apprezzai molto l’avvio del tavolo di lavoro da parte dell’ex ministro Barca, che purtroppo è stato sospeso».
Il presidente del Consiglio è stato tirato in ballo anche da Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco. «Scioperi e code sono un danno per il Paese. Letta ha detto che si sarebbe dimesso se ci fossero stati tagli alla cultura… Beh, qui di fatto qualche taglio alla cultura c’è, seppure camuffato. È un problema serio e mi appello al senso di responsabilità di tutti, ma non certo al senso di responsabilità dei turisti che sono quelli che poi vanno là, chiedono un servizio e trovano invece le porte chiuse. Abbiamo messo Pompei tra i patrimoni dell’Umanità e l’umanità ne deve poter fruire». Sindacati permettendo.