A Reggio Calabria i giudici stroncano Falcomatà. Per il tribunale il sindaco dem è il dominus di una serie di illeciti. Ora spera nella cancellazione della Severino per salvarsi

Giuseppe Falcomatà
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Dominus dell’intera vicenda. Viene definito così dal Tribunale di Reggio Calabria, nelle motivazioni della sentenza sul “caso Miramare”, il sindaco dem Giuseppe Falcomatà. Il 19 novembre scorso, l’esponente del Partito democratico è stato condannato per abuso d’ufficio a un anno e quattro mesi di reclusione e, per via della Legge Severino, è stato sospeso dalle sue funzioni.

I giudici indicano Falcomatà come “ideatore del progetto di affidamento diretto del Miramare all’amico Zagarella, sia nella sua veste formale di sindaco, e dunque di soggetto che riveste la più alta carica all’interno della giunta comunale, sia nella sua veste sostanziale, quale agente direttamente interessato all’approvazione della delibera Miramare, alla cui votazione ha partecipato non solo in violazione di legge, alla stregua degli altri imputati, ma anche in spregio all’obbligo di astensione su di lui, gravante alla luce dei rapporti intrattenuti con Zagarella”.

Per il Tribunale l’affidamento dell’hotel è stata una vicenda “sciatta e superficiale di gestione della cosa pubblica”. E sindaco e assessori secondo i giudici “hanno scientemente violato, nell’esercizio delle loro funzioni, una pluralità di specifiche norme di legge che imponevano regole di condotta non discrezionali”. Ora con ogni probabilità Falcomatà spera nel referendum per cancellare la legge Severino relativamente alle sospensioni dei condannati. Non a caso, proprio dopo il suo caso, il Pd aveva presentato una proposta in tal senso.