I 5 Stelle senza i 5 Cerchi. La linea ora torna a dettarla Grillo. Mentre Raggi e Di Maio sono osservati speciali

dalla Redazione
Politica

Le probabilità che il Campidoglio dica sì a concorrere per l’assegnazione delle Olimpiadi 2024 sono praticamente nulle. Salvo, ovviamente, colpi di scena. Per ora, tuttavia, c’è una certezza: i Giochi a Roma non si faranno. L’ennesima, lapidaria conferma arriva direttamente dal blog di Beppe Grillo che ha pubblicato un post a firma del presidente dell’Adusbef Elio Lannutti dal titolo emblematico: “Olimpiadi a Roma no grazie”. Un messaggio, quello pubblicato in Rete, che di fatto anticipa l’annunciata conferenza stampa della sindaca e chiude ogni spiraglio circa un parere positivo del Comune in merito al progetto. La questione, del resto, fa parte – e non poco – della crisi amministrativa capitolina di questi ultimi giorni. E il no della Raggi rappresenta la conseguenza diretta dell’intervento di Beppe Grillo. I retroscena in tal senso raccontano di un sindaco costretto ad esprimersi in maniera netta per il no ai Giochi dopo che negli ultimi tempi aveva accuratamente evitato di prendere una posizione precisa su Roma 2024. Un’indecisione che non è andata giù ai vertici del Movimento. Che ha messo alle strette la sindaca alle prese col caso Muraro: accettata la richiesta di tenere l’assessore in cambio del no immediato ai Giochi. Così sarà. Certo: sulla questione già in mattinata si era pronunciato il presidente della Commissione Sport del Comune di Roma, Angelo Diario (M5S) commentando la lettera inviata alla Raggi da parte degli atleti italiani medagliati alle Olimpiadi di Rio e lasciando presagire il secco no ai Giochi. Ma è pur vero che prima dell’ufficialità che solo la sindaca può dare, ancora potenzialmente era tutto in ballo.

OSSERVATA SPECIALE – Insomma, a conti fatti anche il secco no ai Giochi è emblema di una partita tutta interna al Movimento 5 Stelle. Una partita indice di un fatto inequivocabile: Beppe Grillo è tornato sulla scena più forte e potente di prima. Altro, insomma, che passo di lato. Il fallimento su tutta la linea del mini direttorio e del direttorio segnano, insindacabilmente, il ritorno di Beppe Grillo e la lente d’ingrandimento spostata sulla stessa Raggi che, ora, non gode più di fiducia illimitata. Ma sarà costantemente sotto osservazione. E il fatto che prima ancora che si pronunci la sindaca, abbia parlato Grillo tramite il suo blog, non è assolutamente casuale.

DI BATTISTA SI, DI MAIO NO – Ma la ricomparsa di peso di Beppe Grillo è un segnale d’allarme anche per gli equilibri che si erano creati all’interno del Movimento stesso. Inutile dire che, dopo la consacrazione da parte dello stesso Grillo, Luigi Di Maio ha perso parecchi punti, per via delle “cazzatine” (Grillo dixit) commesse. E se a Nettuno è stato necessario per Grillo e Di Maio riconoscere la pessima figura dei pentastellati, l’unico immune dal mare di melma, è senz’altro Alessandro Di Battista. Lodato da base e da Grillo per il suo Costituzione Coast to Coast, la distanza dai palazzi e soprattutto dal Campidoglio, ha permesso a Dibba di mantenere casto il suo nome. E chissà che ora non diventi lui il leader in pectore. Un pensiero che in tanti, tra gli attivisti, cominciano a fare e a scrivere sul web. E che, forse, comincia a ronzare anche nella testa di Grillo. Ma ci vorrà tempo, ora, di un nuovo passo di lato.