A Roma la Meloni rischia l’esclusione dalla sua Garbatella. E a Napoli nasce Fratelli di… Casapound

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Milano doveva essere un caso. Tanto che i dirigenti lombardi di Fratelli d’Italia, dove  la lista per le comunali è stata ricusata dalla commissione elettorale,  hanno parlato subito di “mero errore materiale”, annunciando che per questo motivo, prima di un eventuale ricorso al Tar, sarebbe  partita subito l’istanza di revisione. Invece è stato solo l’inizio di lungo calvario che rischia di mettere in seria difficoltà il mono partito di Giorgia Meloni. La candidata a sindaco di Roma, nonché leader del movimento,  rischia di non poter essere votata proprio nel suo quartiere di origine, alla Garbatella. La commissione elettorale ha ricusato la lista di Fratelli d’Italia nell’VIII Municipio, perché in un modulo non è indicato il collegamento con il candidato presidente Alessio Scimè.

Errori
“C’è stato un disguido”, spiega Marco Marsilio, portavoce di Fdi del Lazio, “ossia la mancanza, nella compilazione di un modulo di presentazione delle liste, del nome del presidente, indicato comunque in tutti gli altri documenti, dai quali era perciò desumibile la volontà dei sottoscrittori. Nonostante le spiegazioni fornite dal delegato di lista, che ha saltato un rigo per distrazione, la commissione elettorale ha escluso la lista, dando un’interpretazione rigida e formalistica. Siamo costretti a fare ricorso, ma spero e penso che vinceremo: ci auguriamo che la magistratura amministrativa sia prudente e non impedisca ai cittadini di esprimere il loro voto”. Insomma, proprio chi campa di politica, chi vive dentro la politica, di fronte all’abc dell’attività elettorale cade malamente, accusando la burocrazia di essere troppo scrupolosa. Un problema serio per non esser preso in seria considerazione. Perché chi si candida per amministrare la Capitale d’Italia non può certo cadere su questi dettagli.

Fratelli di Casapound
Forse è anche per questa ragione che a Napoli come a Roma, le strade di Fratelli d’Italia e Forza Italia si dividono  in occasione delle prossime elezioni comunali. Mentre il partito di Silvio Berlusconi nel capoluogo partenopeo sostiene la candidatura a sindaco dell’imprenditore Gianni Lettieri, puntando anche al voto dei moderati, il gruppo di Giorgia Meloni sceglie il parlamentare di Fdi-An, Marcello Taglialatela, che a poche ore dalla presentazione delle liste ha ricevuto anche l’appoggio del movimento di estrema destra Casapound. Un dettaglio importante visto che la Meloni, a Roma, ha sempre tenuto a distanza il movimento dichiaratamente di destra.  E se al Consiglio comunale nella lista di Fdi c’è il nome della giovanissima Antonietta Cerqua, classe ’92, alla presidenza della Terza Municipalità il partito della Meloni si affida alla storica militante di Casapound Emmanuela Florino, detta “La Duchessa”, già segretario regionale del movimento di ispirazione neofascista e figlia “d’arte” dell’ex senatore Michele Florino, con un passato in Msi, An, La Destra e Fiamma Tricolore. La ventottenne Florino nel 2013 finì agli arresti domiciliari per degli scontri di piazza avvenuti due anni prima nei pressi della facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli. Dalle indagini emerse che Florino ed altri militanti di Casapound erano soliti indottrinare “giovani militanti all’odio etnico” inneggiando il “Mein Kampf” di Adolf Hitler e che alcuni degli indagati progettavano di violentare una studentessa universitaria ebrea. “La candidatura a sindaco di Lettieri”, scrive Casapound Napoli in una nota,  “è diventata nel corso delle ultime settimane equivalente a quella di Marchini a Roma e cioè rappresentante di quell’inciucio conosciuto col nome del “Patto del Nazareno” fra Renzi e Berlusconi. Abbiamo sempre detto che siamo disposti a dialogare con chiunque sia possibile ma non coi muri e coi muli che ci chiedono un passo indietro sulle nostre posizioni politiche ed ideologiche. Con Marcello Taglialatela c’è stato un incontro franco e chiaro sul quale abbiamo costruito questo appoggio”. Già, la logica delle convienze, laddove non ci sono le assenze.

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di Gaetano Pedullà

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