A Roma non serve il sottosegretario. La Raggi rilancia i poteri speciali. Il Pd si sveglia e prova ad intestarsi questa battaglia. Ma la sindaca chiede più autonomia da 4 anni

di Nicola Scuderi
Politica Roma

Alla fine anche il Pd sembra aver capito che a Roma servono i “poteri speciali”. Peccato che l’illuminazione sia arrivata di punto e in bianco, accompagnata da indiscrezioni secondo cui a Palazzo Chigi si starebbe pensando ad un sottosegretariato a Roma Capitale. Più che una proposta concreta quella dei dem sembra una frecciatina alla sindaca Virginia Raggi, fresca di ritorno dalle vacanze e pronta più che mai a guardare alle future elezioni per le quali ha già manifestato l’intenzione di ricandidarsi. “Penso che talvolta non si stia sul piano della realtà e si continui a parlare di giochini di palazzo, accordicchi da vecchia politica” è la premessa della Raggi al suo ragionamento che la porta a chiedersi: “Sottosegretario per Roma? Servono i poteri al sindaco, quelli di Roma Capitale, i poteri speciali che hanno tutte le grandi Capitali internazionali, non chiediamo né di più né di meno”.

Quel che è certo, prosegue la sindaca grillina, è che “finalmente si inizia a sentire parlare di poteri speciali per Roma Capitale, che dovrebbe essere il tema della prossima consiliatura. Poteri speciali per il sindaco che chiedo ormai da 4 anni a tutti i governi che si sono succeduti” e che “se davvero questa è l’intenzione di qualche esponente del Pd che si riempie la bocca di queste parole ma poi quando è al governo e in Parlamento non fa nulla”, ora “ci dessero la dimostrazione della loro volontà e iniziassero a lavorare” in quanto “siedono al governo e hanno la maggioranza in parlamento, credo questo sia il momento giusto per farlo”.

LA GUERRA DI VIRGINIA. Qualcuno potrebbe dire che è facile criticare, del resto il Movimento è al governo da prima dell’alleanza con il Pd, e magari potrebbe domandarsi perché i grillini al tempo dell’esecutivo gialloverde non abbiano portato a casa questa riforma. Dubbi legittimi che ieri ha manifestato il capogruppo Pd in Campidoglio, Giulio Pelonzi, secondo cui: “Ricordo che prima della nascita dell’esecutivo rossogiallo M5s ha governato con la Lega e la sindaca non ha mosso un dito per chiedere maggiori poteri”. Peccato che le cose non stiano affatto così. La realtà è che i pentastellati ci hanno provato tanto che il 23 ottobre del 2019 l’allora leader dei grillini, Luigi Di Maio, preannunciava un disegno di legge che doveva essere approvato in modo bipartisan e in tempi brevi.

Una mossa con cui veniva messo il punto ad un continuo battibecco che vedeva opposti la Raggi, la quale chiedeva appunto la concessione dei poteri speciali sul modello di quelli già in vigore all’estero, al leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini. Già perché proprio al Capitano quella norma non è mai piaciuta, come dichiarato in numerose occasioni, e per questo l’ha osteggiata a lungo. Uno stallo diventato definitivo con la caduta estiva del governo gialloverde, consumata al Papete nell’agosto 2019 proprio per volere di Salvini, e la successiva composizione dell’attuale esecutivo che – inevitabilmente – ha dovuto rivedere le priorità tanto che prima ha dovuto sistemare i conti pubblici in vista della legge di bilancio, poi ha dovuto affrontare una pandemia mai vista.