A Roma torna a farsi vedere il Partito Liberale. Una rinascita a sorpresa dovuta a un nuovo gruppo dirigente

di Rosa Mancini
Politica

Per la serie a volte tornano, a sorpresa a Roma è ricomparso il Partito Liberale. Sciolto nella stagione di Tangentopoli, il partito che aveva visto al suo interno giganti come Benedetto Croce e Luigi Einaudi, fino a Giovanni Malagodi e Renato Altissimo, da tempo stava cercando di riorganizzarsi per riaffermare quei principi liberali che oggi sono solo affermati nei diritti civili, in economia e nella grandi scelte dello Stato. Proprio per la loro natura poco incline a una disciplina di partito, i liberali sono passati alla storia politica del nostro Paese come un gruppo piccolo e poco governabile. “Anziché mettersi insieme e fare squadra, due liberali sono capaci di fare tre partiti”, diceva spesso Altissimo. Nell’ultimo anno però un gruppo dirigente in parte nuovo ha preso in mano le redini, costringendo le diverse componenti sfilacciate a scommettersi nuovamente, tutti insieme. All’impulso dato da alcuni storici liberali, come il segretario Giancarlo Morandi e il presidente Stefano De Luca, hanno aderito con quella concretezza che più volte era mancata in passato personaggi di carisma come il presidente della Fondazione Roma Emmanuele Emanuele, il segretario del Pli romano Maurizio Irti e – questo ancora più sorprendentemente – moltissimi giovani. Il risultato è stato l’adesione alla coalizione della Meloni, con quasi 11mila voti. “Si tratta di dieci volte più dell’ultimo tentativo di tornare sulla scena, appena tre anni fa”, fa notare uno di questi giovani, il vicesegretario capitolino Simone Santucci. “Nella coalizione della Meloni i liberali hanno pesato per il 5%”, ha fatto notare Irti, secondo cui adesso c’è davvero lo spazio per ripartire.