Abolita la seconda rata Imu. Ma le tasse restano lo stesso

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di Fabrizio Gentile

La seconda rata dell’Imu non ci sarà. Avevano detto che l’avrebbero tolta e l’hanno tolta. Adesso mettersi a disquisire sul fatto che tornerà con un altro nome potrebbe sembrare disfattismo. Lop accenniamo soltanto, poi sarà il nostro portafogli a ricordarcelo nel 2014. “Il governo ha mantenuto l’impegno che aveva assunto di abolire il pagamento della seconda dell’Imu e ha contemporaneamente modificato lo statuto della banca d’Italia con la rivalutazione delle quote secondo il documento dell’istituto reso pubblico qualche giorno fa” ha detto il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni in una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. “L’importo della rata dell’Imu abolita è di 2,150 miliardi compresi gli immobili strumentali agricoli e viene coperta essenzialmente con interventi sul sistema bancario – ha detto Saccomanni – per una quota di un terzo con anticipi sull’imposizione del risparmio amministrato e due terzi con aumenti di anticipi su Ires e Irap a fronte di un aumento delle aliquote che graverà solo per un anno sulle banche”. L’anticipo corrisposto, ha spiegato il ministro, “sarà vicino al 130%”. Le scelte tecniche del governo hanno suscitato perplessità tra gli industriali i quali lamentano un “diverso trattamento”. “E’ chiaro che ci aspettavamo un trattamento paritario – ha dichiarato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi – perché i terreni agricoli sono mezzi di produzione come i capannoni e altre proprietà di impresa”. “Sottolineo che solo dall’impresa manifatturiera – ha aggiunto – può venire la vera ripresa del Paese. Se non viene riconosciuto dal governo, non possiamo essere d’accordo”. Critico il giudizio di Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera: “ll governo non ha mantenuto gli impegni nemmeno sulla cancellazione della seconda rata dell’Imu. Non sono stati esentati, infatti, tutti i terreni agricoli, come invece era stato promesso. E le coperture trovate sono assolutamente inaccettabili. Siamo di fronte – ha affermato Capezzone – all’ennesimo gioco delle tre carte, anzi delle tre tasse. Si toglie una tassa da una parte (ma solo per quest’anno, perché nel 2014 la si fa rientrare dalla finestra sotto diverso nome) e spuntano aumenti fiscali dall’altra”. Per Capezzone, “le maggiorazioni degli acconti Ires e Irap a carico di banche e assicurazioni, addirittura fino al 130%, e l’ulteriore acconto sul risparmio amministrato, altro non sono che un prestito forzoso. E il fatto che siano a carico del sistema bancario non deve trarre in inganno. Tutti comprendono, infatti, che i 2,15 miliardi che dovranno versare anticipatamente allo Stato, il quale in questo modo, in pratica, sta contraendo nuovo debito pubblico, rischiano di tradursi in minori impieghi e prestiti a favore di imprese e famiglie, e in maggiori costi per i clienti”. Per quanto riguarda la parte del decreto relativa alla Banca d’Italia, con il nuovo statuto, ha spiegato Saccomanni, “si delineerà quella che viene chiamata una struttura da public company, in cui nessuno ha il controllo, ma si chiama public perche’ fornisce un servizio pubblico e c’è un accordo tra le banche che sono interessate ad avere un corgano di vigilanza”. Il decreto legge varato oggi ricapitalizza le quote di Bankitalia e pone un tetto al 5% delle quote: non si avrà più, ha spiegato il ministro, “una situazione con due banche che avevano una quota di capitale molto rilevante”.