Accelera la campagna vaccinale. E si pensa già alla quarta dose. Superato il target delle 400 mila somministrazioni al giorno. L’Istituto Superiore di Sanità: escluso il ricorso all’obbligo

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Con la terza dose che lentamente inizia a decollare, in Italia c’è già chi parla della necessità di farne una quarta tra qualche mese. È la situazione paradossale – ma tutt’altro che inaspettata – che si sta venendo a creare nel nostro Paese e che, ieri, ha messo in chiaro il presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli. Intervenuto ai microfoni di Sky Tg24 lo stimato professionista, senza giri di parole ma andando dritto al sodo, ha candidamente ammesso che “una quarta dose del vaccino anti-Covid è una possibilità concreta”.

Eventualità che, a dirla tutta, era nell’aria visto il dilagare della pandemia in Europa (leggi l’articolo sotto) e l’iniziativa presa dal Regno Unito guidato da Boris Johnson che ha già iniziato a prepararsi per la quarta e la quinta inoculazione. Quello che, al momento, viene escluso da Locatelli è il tanto chiacchierato “obbligo vaccinale che è l’ultima risorsa se la situazione dovesse peggiorare”. Del resto, osserva il coordinatore del Cts, “al momento non vedo gli estremi” per imporre l’immunizzazione anche perché questa “implica molti aspetti di natura sociale e politica che vanno lasciati al decisore politico”.

L’ACCELERATA. Insomma per il momento è presto per prendere provvedimenti drastici sulla falsa riga di quanto già annunciato da Austria e Germania. Questo perché in Italia la situazione è ancora piuttosto gestibile e la campagna vaccinale, dopo il forte rallentamento dei giorni scorsi, sembra essere finalmente in ripresa. Secondo Locatelli, infatti, “la dose booster è già stata somministrata a 7 milioni di persone. E solo giovedì abbiamo avuto 430mila vaccinazioni, di cui 30mila prime dosi”.

Per evitare che la situazione degeneri, il presidente del Consiglio superiore di sanità è convinto che bisogna insistere sulla terza dose e cominciare subito con il ciclo vaccinale primario”, perché “ci sono ancora 1 milione e 300mila persone che non hanno la prima dose” e che rientrano nella fascia di popolazione particolarmente vulnerabile “oltre i 60 anni di età” che rischiano “di esporsi a una malattia grave”. Quel che è certo è che dopo i tentennamenti dei giorni scorsi, la campagna vaccinale sembra riprendere sprint, riuscendo finalmente a rientrare nel range promesso dal commissario straordinario all’emergenza coronavirus, generale Francesco Paolo Figliuolo, che aveva fissato l’obiettivo a 400mila inoculazioni giornaliere.

Proprio Figliuolo ieri ha fatto il punto della situazione segnalando che sono 6,3 milioni gli italiani che non hanno ancora ricevuto una dose di vaccino (qui il report). Un numero preoccupante ma che negli ultimi due mesi, secondo il commissario, è calato vertiginosamente visto che “l’8 ottobre, erano 8,4 milioni”. Ma a far ben sperare è soprattutto il numero delle dosi somministrate, richiami inclusi, che in 7 giorni ha fatto segnare un balzo di 2.668.228 unità.