Acque agitate in casa Pd. Referendum e comunali: che trivelle per Renzi

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di Stefano Iannaccone

Finito il tempo delle colombe pasquali, nel Pd è di nuovo tempo di tensioni. Con un doppio nodo da sciogliere: gli incarichi in segreteria, da tempo sotto osservazione, e l’avvicinamento del referendum sulle trivelle in calendario il 17 aprile, che fa infuriare non poco i presidenti di Regione del Centrosinistra. Il rinvio della direzione nazionale, deciso dopo l’incidente del pullman in Catalogna in cui sono morte sette studentesse italiane, ha messo solo in stand-by le polemiche. Con la minoranza dem intenzionata a presentare il conto a Matteo Renzi. Il presidente dell’assemblea nazionale, Matteo Orfini, ha provato a tenere i toni bassi: “Resa dei conti nel Pd dopo la direzione del partito sulle trivelle? Faremo una discussione vera e prenderemo le decisioni che dovremo assumere”.

INCARICHI
Il rinnovamento della segreteria è un’ipotesi che circola da mesi. Renzi voleva provvedere già a inizio anno, consapevole del fatto che al momento ci sono troppi doppioni. “Perché devo avere il responsabile dell’Agricoltura quando ho il ministro dell’Agricoltura”, sostiene il leader dem da tempo. Ma l’approssimarsi della scadenza elettorale ha portato a più miti consigli: meglio evitare ulteriori problemi, scontentando chi viene rimosso dall’incarico e allo stesso tempo chi non riceve alcuna nomina. E del resto, a urne chiuse, diventerà più facile intervenire. Soprattutto se l’esito delle Comunali non dovesse essere positivo. Ma è questo un punto di scontro con la sinistra dem. “Abbiamo dato molto al segretario, spesso contro le nostre convinzioni, e in cambio abbiamo ricevuto solo chiusure”, spiega a taccuini chiusi un esponente della minoranza. Lasciando intendere che una tregua elettorale è possibile solo mettendo qualcosa sul piatto della bilancia. Tipo gli incarichi in segreteria.

IRA GOVERNATORI
Se la dialettica con la minoranza è ormai storia vecchia, c’è il fronte dei presidenti di Regione ad agitare i sonni del governo. E sotto accusa è finita anche la gestione dell’informazione sulla consultazione No Triv: “C’è un parziale e a volte totale silenzio dei media nazionali sul tema referendum 17 aprile. Quasi come se tutto dovesse avvenire con il silenziatore. Quali sono i timori?”, ha affermato Piero Lacorazza, presidente del Consiglio regionale della Basilicata. L’attivismo del governatore della Puglia, Michele Emiliano, è un altro elemento che crea timori. E più di qualche fastidio Anche in ottica futura: il suo impegno in sede congressuale potrebbe avere un suo peso, alla luce dei voti che riesce a spostare in Puglia. E un esponente renziano della direzione nazionale Pd, Salvatore Margiotta, ha perciò bacchettato Emiliano: “Usa toni inaccettabili ed offensivi nei confronti di Renzi, strumentalizza in ottica precongressuale il referendum”. Parole che non sono proprio un buon viatico al dopo Pasqua.

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