Acque reflue, Sicilia maglia nera con 17 milioni di euro di sanzioni da parte dell’Ue. Ancora 4 le procedure d’infrazione aperte nei confronti dell’Italia

dalla Redazione
Politica

Poco più del 30% degli agglomerati italiani è oggetto di un contenzioso sulle direttive europee sul tema delle acque reflue. Lo ha riferito il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, in audizione dinanzi la Commissione di inchiesta parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Un terzo degli agglomerati urbani italiani, “oltre 900 il 30% dei 3.114 agglomerati con carico generato a partire da 2.000 abitanti equivalenti è in infrazione comunitaria per il mancato rispetto della direttiva sulle acque reflue”. Sono al momento 4 le procedure d’infrazione aperte dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia proprio sulla gestione delle acque reflue.

“La regione maggiormente interessata per numero di agglomerati e di abitanti equivalenti è la Sicilia, con 251 agglomerati per quasi 7 milioni di abitanti equivalenti”, ha spiegato il ministro. Seguono la Calabria (188 agglomerati per poco più di 3 milioni di abitanti equivalenti), Lombardia (130 agglomerati per oltre 5 milioni di abitanti equivalenti) e Campania (117 agglomerati per quasi 5 milioni di abitanti equivalenti).  “Le uniche regioni escluse dalle infrazioni – ha aggiunto il ministro dell’Ambiente – sono Piemonte, Emilia Romagna e le due province autonome di Trento e Bolzano, tutto il resto delle regioni sono tutte interessate dalle infrazioni”.

Nel corso dell’audizione il ministro dell’Ambiente ha sottolineato, sempre a proposito della Sicilia, che “ci sono casi di agglomerati oggetto di più infrazioni”. “La Sicilia – ha precisato Costa – incide 17 milioni sui 30 milioni di sanzione, pari al 59% del totale”. Una questione, ha detto l’esponente dell’Esecutivo, che il Governo intende affrontare e risolvere”. “Se risolviamo il problema delle acque reflue per la Sicilia – ha osservato il ministro dell’Ambiente – risolveremo il problema per tutta Italia”.

Il ministro ha anche illustrato alla Commissione gli interventi del governo per limitare il problema, evidenziando gli impegni economici assunti dall’esecutivo ma anche i fondi destinati dall’Italia negli ultimi anni. “Dal 2012 sono state messe a disposizione delle ingenti somme, sono stati stanziati finanziamenti per oltre 3 miliardi. Nell’ultimo bilancio sono stati stanziati oltre 300 milioni di euro, mentre abbiamo richieste per nuovi investimenti per oltre un miliardo di euro”. Nel corso dell’audizione si è parlato anche del rapporto tra acque reflue e Coronavirus. Costa ha rassicurato, spiegando che “le correnti pratiche di depurazione sono efficaci nell’inattivazione del virus, dati i tempi di ritenzione che caratterizzano i trattamenti, uniti a condizioni ambientali che ne pregiudicano la vitalità”.

“La fase di disinfezione – ha poi aggiunto il ministro dell’Ambiente – consente di ottimizzare le condizioni di rimozione integrale dei virus prima che le acque depurate siano rilasciate nell’ambiente”.  Ma ha anche avvertito che bisogna individuare “tra i rischi della diffusione del coronavirus” le “circostanze di inefficienza dei servizi di depurazione che potrebbero comportare la diffusione del covid nell’ambiente”.