Addio a Carlo Azeglio Ciampi. Il Presidente emerito della Repubblica è morto a 95 anni in ospedale

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Tutti lo ricordano come il grande traghettatore dell’Italia nell’euro. Ma il vero marchio di fabbrica di Carlo Azeglio Ciampi resta la Banca d’Italia dove ha passato ben 47 anni. Di cui 14 da Governatore. Presidente del Consiglio, poi, Ministro del Tesoro con il governo Prodi (1996-1997), prima ancora di diventare Presidente della Repubblica. Da qualunque parte la si guardi quella di Ciampi resta una figura che ha segnato la storia della nostra nazione. Tra luci ed ombre come ogni personaggio passato alla storia che si rispetti. Oggi il Presidente emerito della Repubblica se n’è andato a 95 anni dopo una lunga malattia.

L’ASCESA POLITICA – Nato a Livorno il 9 dicembre 1920, Ciampi ha conseguito la laurea in Lettere e il diploma della Scuola Normale di Pisa nel 1941, e la laurea in Giurisprudenza all’Università di Pisa. Correvam l’anno 1946, lo stesso in cui varcò le porte della Banca d’Italia. In realtà voleva diventare professore di latino. Fino al 1960 ha svolto attività amministrativa e di ispezione ad aziende di credito, prima del grande salto nell’amministrazione centrale nel Servizio Studi di cui ne è diventato direttore nel 1970. Segretario generale della Banca d’Italia nel 1973, vice direttore generale nel 1976, direttore generale nel 1978, nell’ottobre 1979 è stato nominato Governatore della Banca d’Italia e presidente dell’Ufficio Italiano Cambi, funzioni che ha assolto fino al 28 aprile 1993. Dall’aprile 1993 al maggio 1994 è stato Presidente del Consiglio, alla guida di un Governo di transizione. Ministro del Tesoro nel governo Prodi (dall’aprile 1996 all’ottobre 1998) e nel governo D’Alema (dall’ottobre 1998 al maggio 1999). Dal 1993 Governatore onorario della Banca d’Italia e dal 1996 membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Ha svolto, inoltre, tanti ruoli a livello europeo. Il 13 maggio del 1999 è stato eletto, in prima votazione, decimo Presidente della Repubblica Italiana. Una carriera che nelle ore successive alla morte che gli è valsa il riconoscimento di “un uomo che è riuscito a restituire orgoglio all’Italia”. Da Presidente la sua intenzione era quella di lasciare un marchio sulla pacificazione finalizzata all’unità nazionale. E pensare che Ciampi in realtà credeva che la sua carriera politica si fosse chiusa nel momento in cui, in giovane età, negli anni del dopoguerra, decise di lasciare la sezione di Livorno del Partito d’Azione. Ma di quella pacificazione negli ultimi tempi se ne sono perse le tracce con la politica fatta di scontri e teatrini. Non proprio il sogno di Nazione che Ciampi si augurava per il futuro dell’Italia.

LE ESEQUIE – Da domani pomeriggio potranno rendergli l’ultimo saluto anche i cittadini. L’apertura della camera è prevista per oggi alle 16 in sala Nassirya in Senato. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo consuetudine, dovrebbe recarsi in visita qualche minuto prima delle 16. La camera ardente, che verrà aperta alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso, rimarrà a disposizione dei visitatori fino alle 20. Verrà riaperta al pubblico domenica, dalle 9 alle 13. I funerali si svolgeranno lunedì mattina in forma privata a Roma. Con molta probabilità nella sua parrocchia di san Saturnino al quartiere Trieste.

IL CORDOGLIO – “L’abbraccio del Governo alla signora Franca. E un pensiero grato all’uomo delle Istituzioni che ha servito con passione l’Italia”. Cosi’, su Twitter, il premier Matteo Renzi ha dato l’ultimo saluto a Ciampi. Cordoglio ha espresso anche Maurizio Lupi di Area Popolare: “Ricorderemo sempre Carlo Azeglio Ciampi per la rettitudine, la responsabilità e l’equilibrio con i quali ha vissuto tutti gli importanti ruoli della sua vita, dalla Banca d’Italia, alla presidenza del Consiglio sino al compito di rappresentare l’unità del Paese come Capo dello Stato. L’Italia gli deve molto. La mia preghiera per lui e la mia partecipazione al dolore della moglie e della sua famiglia”. Fuori dal coro Matteo Salvini che anche nel giorno dell’addio non ha risparmiato accuse durissime: “Un traditore. Come Napolitano”.