Addio appartenenza politica, partiti e vecchie ideologie. Ecco come l’emblema del potere oggi è diventato il connubio tra Renzi e Verdini

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

No, non tutta la minoranza Pd viene per nuocere. “Dopo il voto degli articoli 1 e 2 della riforma costituzionale mi sarei aspettato maggior riconoscimento del senso di responsabilità e della lealtà che la minoranza Pd ha dimostrato in questo difficile passaggio. Viceversa, ci siamo ritrovati tv e giornali pieni di parole di esaltazione del verdinismo e della sua presunta coerenza”, dice il senatore della minoranza Pd Federico Fornaro. “Il Pd è nato per essere alternativo alla cultura politica e all’idea della politica di Verdini e dei suoi amici”, chiosa l’esponente dem, “dopo l’ultima intervista di Renzi, la Leopolda sembra archeologia politica”. C’è del pregio in questa analisi, come c’è del metodo nella presunta follia del premier e dell’ex alfiere berlusconiano Denis Verdini. Perché mentre tutti guardano il dito, ovvero il voto dei verdiniani al Senato a sostegno della maggioranza, in pochi osservano la Luna, commettendo un grave errore. Anzi, nessuno vede la Luna nuova. Che non è rappresentata solo dal gioco delle maggioranze variabili, delle geometrie mobili, ma dalla nuova politica fatta di opportunità e interessi intrecciati. In pratica, i vecchi schemi sono saltati per far spazio alla politica 2.0 dove la rappresentazione del potere è stata superata dall’esercizio del potere. Non un dettaglio ma un fatto epocale. E evocare la Leopolda è un boomerang. Di fatto l’avvenimento fiorentino inventato da Renzi e alimentato dai renziani, rappresenta la porta d’ingresso per il nuovo mondo, dove la “res publica” si gioca tutta all’interno dei palazzi e non più nelle segreterie e nelle periferie.

PASSATO E PRESENTE
Chi ancora oggi va evocando la presenza sul territorio come strumento di attività elettorale, ha perso di vista ciò che sta avvenendo al Senato. A colpi di voti renziani e verdiniani stanno cambiando le regole del gioco. E non è certo con un cucchiaino che puoi svuotare il mare, come si ostina a fare la minoranza dem. In questo nuovo contesto Verdini e Renzi rappresentano il presente, mentre Berlusconi, con i suoi bizantinismi, è il passato. E Salvini, da solo, non può certo arginare la marea. Restano sullo sfondo i grillini, dai quali ci aspettiamo ancora un deciso cambio di passo. Ma se le loro energie finiscono per essere spese per aggredire dei senatori poco onorevoli, significa che non sono in sintonia con la realtà. A far scadere il livello sono stati proprio loro. E ora devono misurarsi con la classica nemesi storica. Finendo con il fare un favore a Verdini e Renzi.

ALLARME SERRACCHIANI
“Non serve polemizzare ogni giorno, soprattutto all’indomani di una buona prova offerta da tutto il Pd”, ha affermato afferma Debora Serracchiani, replicando a Pierluigi Bersani, secondo cui il partito sarebbe “svilito da trasformismi”. Questo impegno non verrà meno, ma occorre che ci si attenga a ul senso del limite: “trasformismo e giochi di potere sono parole pesanti, che vanno pronunciate con molta ponderazione”. E se lo dice puree la Serracchiani…

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quell’asse Draghi-Renzi sui Servizi

A volte guarda che strane le coincidenze! Il direttore del Dis (il coordinamento dei Servizi segreti) Gennaro Vecchione informa il Copasir, cioè il Parlamento, che lo 007 Marco Mancini ha incontrato Matteo Renzi nell’autogrill di Fiano Romano senza informare i superiori, e 48 ore dopo

Continua »
TV E MEDIA