Ai Ferri corti

Di Maurizio Grosso
Politica

Di Maurizio Grosso

Il sottosegretario al ministero della giustizia, Cosimo Ferri, è in bilico. Il suo “messaggino” promozionale, inviato ad alcuni colleghi magistrati nei giorni scorsi per sponsorizzare due “amici” in vista del rinnovo del Csm, rischia di costargli molto caro. Ieri al ministero della giustizia, guidato da Andrea Orlando, l’atmosfera era piuttosto “frizzante”. Al netto dei confronti, c’è il fatto che l’operazione non proprio da manuale, condotta da Ferri, non è piaciuta per niente al presidente del consiglio, Matteo Renzi. Il quale, a quanto pare, non avrebbe nulla da ridire se il sottosegretario (di professione magistrato, appartenente alla corrente di destra Magistratura Indipendente) si dimettesse.

Il braccio di ferro
Il caso era esploso dopo la pubblicazione di un sms promozionale da parte dello staesso Ferri per due colleghi candidati all’organo di autogoverno della magistratura. “Per le elezioni al Csm mi permetto di chiederti di valutare gli amici Pontecorvo e Forteleoni”, recitava il messaggino. Lorenzo Pontecorvo, presidente di sezione al tribunale di Roma, e Luca Forteleoni, pm di Nuoro, sono entrambi candidati al Csm nelle liste di Magistratura Indipendente. Una mossa, per i critici di Ferri, estremamente parziale per il suo ruolo. I primi a scatenarsi contro il sottosegretario, naturalmente, sono stati gli esponenti delle altre correnti della magistratura. “Un’interferenza in un’elezione che riguarda i magistrati», ha commentato il segretario di Unità per la Costituzione (la corrente di centro), Marcello Matera, che ha parlato di “deprecabile sovrapposizione” di ruoli da parte di Ferri, con il suo “passaggio disinvolto” da leader di corrente all’incarico di sottosegretario. Ma soprattutto ha giudicato la stessa presenza di Ferri nell’esecutivo una contraddizione per il premier Renzi, apertamente critico con i gruppi organizzati delle toghe: «È singolare che da parte della politica si contestino le correnti della magistratura e poi nella compagine governativa ci sia l’emblema del correntismo più spinto”. Ma è stata soprattutto l’Anm nel suo insieme (ovvero l’Associazione nazionale magistrati) ha parlare di “grave ed evidente interferenza” da parte di Ferri.
Gli altri
Ma a scaricare Ferri è stato anche l’ex ministro della giustizia Angelino Alfano, oggi ministro dell’interno e leader di Ncd, che però viene da quello stesso bacino del Pdl nel quale si riconosce proprio Ferri. “Io credo che il sottosegretario Ferri abbia il diritto e il dovere di fare una riflessione e di comunicarla pubblicamente”, ha detto quindi Alfano, aggiungendo che “è una vicenda che va affrontata pubblicamente e senza ipocrisie”. A questo punto verso la fine della settimana si dovrebbe avere una schiarita sulla composizione del nuovo Csm. Per quanto riguarda la componente togata, quella cioè composta da 16 magistrati (10 giudici di merito, 4 pm e 2 giudici di Cassazione), le operazioni di voto si sono concluse ieri all’ora di pranzo. A questo punto bisognerà attendere l’ufficializzazione da parte dell’ufficio elettorale presso la Corte di cassazione, al quale sono state inviate le schede. La schiarita definitiva per i 16 nomi dovrebbe allora arrivare tra giovedì e sabato prossimi. Tempi simili, anche se un po’ più incerti, per l’individuazione degli 8 componenti laici. Qui, naturalmente, è necessaria la riunione del parlamento in seduta comune, che dopo le precedenti riunioni è stato convocato il 10 luglio prossimo.

E PALAZZO DEI MARESCIALLI FINISCE TRA DUE FUOCHI
Una tornata elettorale che più movimentata non si può. Da una parte il governo Renzi, che nelle linee guida della riforma della giustizia ha espressamente citato il Csm (Consiglio superiore della magistratura); dall’altra il caso Ferri esploso in piena tornata elettorale (vedi articolo sopra). Di sicuro non è un momento particolarmente felice per l’organo di autogoverno della magistratura, che nei prossimi giorni vedrà il rinnovo dei suoi componenti, i 16 togati e gli 8 laici. Da un punto di vista della procedura le operazioni di voto si sono completate ieri all’ora di pranzo. Adesso, per quanto riguarda i 16 togati, bisognerà aspettare la conclusione delle operazioni di spoglio, che però inizieranno tra oggi e domani, quando tutte le schede saranno arrivate all’ufficio elettorale della Corte di cassazione. A quel punto i tempi saranno maturi per comunicare i nomi dei 16 togati (10 giudici di merito, 4 pm e 2 giudici di Cassazione).

Orientativamente l’ufficializzazione potrebbe arrivare tra giovedì e sabato. Tempi un po’ più incerti, invece, per l’individuazione degli 8 componenti laici del Csm. In questo caso è fissata per giovedì l’altra riunione del parlamento in seduta comune per l’indicazione dei profili. La scorsa settimana c’era già stata una riunione che però si è conclusa con un nulla di fatto. Di sicuro la vicenda Ferri ha contribuito a esasperare una situazione già in fibrillazione dopo l’annuncio della riforma da parte dello stesso Renzi e del ministro della giustizia, Andrea Orlando. Nel “foglietto” che ha accompagnato l’annuncio nell’ultimo consiglio dei ministri è riportato per due volte il riferimento al Csm. Poi Renzi ha usato la formula “chi giudica non nomina, chi nomina non giudica”. In pratica si tratta dell’espressione utilizzata dal premier per spiegare lo sdoppiamento delle funzioni dell’organo di autogoverno della magistratura, e il principio su cui ci si baserà “è quello che si fa carriera per merito e non per appartenenza di corrente”. Se non altro il Csm, guidato dal vicepresidente Michele Vietti, può stare tranquillo nella misura in cui quelle riportate nella “paginetta” governativa, compreso il riferimento ai cambiamenti del Csm, sono solo linee aguida annunciate. Come dire: di operativo non c’è ancora un bel niente.