L’ex direttore dell’Aifa ora vuole tre milioni. Una beffa proprio mentre altri magistrati vanno spediti sulla gestione Pani

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Passata la festa, gabbato il santo. Deve aver pensato questo l’ex potente direttore dell’Aifa, l’Agenzia nazionale per il farmaco, Luca Pani, dove però la festa è quella che hanno fatto a lui, costringendolo nei mesi scorsi a lasciare l’ente controllato dai ministeri del Tesoro e della Salute. Una sfilza di interrogazioni parlamentari e di articoli sui giornali che avevano fatto emergere la somma di 647 mila euro liquidata in tre anni al dirigente, in aggiunta al già ricco stipendio di 240 mila euro l’anno, fissato per legge come tetto ai compensi nella pubblica amministrazione. Il ministro Beatrice Lorenzin, alla quale tocca proporre la nomina, corse ai ripari e il presidente dell’epoca – il noto ematologo Mario Melazzini – fu dirottato al posto di Pani, nonostante il Cda che presiedeva non avesse mai avuto nulla da eccepire su tutti quei soldi pagati al direttore generale. A marcare la discontinuità col passato e in autotutela dell’Ente, Melazzini bloccò il pagamento di tutte le somme non ancora versate a Pani, trattenute come sorta di compensazione, in attesa di un pronunciamento certo sulla legittimità di tale spesa. Da quelle vicende ad oggi è passato un po’ di tempo. Secondo persone molto vicine a Pani e che lavorano in Aifa (guarda che coincidenza!) abbastanza per chiedere a questo giornale di rimuovere i precedenti articoli sulla vicenda, rivendicando addirittura il diritto all’oblio.

Epatite C, l’inchiesta va avanti – Scese le luci, quindi, si può passare al contrattacco, magari chiedendo a un giudice di ordinare il pagamento delle somme pretese dall’ex direttore. Così in Aifa è arrivato prima un provvedimento d’urgenza (articolo 700 del codice di procedura civile) con cui si intimava di versare sull’unghia i soldi trattenuti. Richiesta rigettata dal giudice. E ora un’altra pretesa per circa tre milioni di presunti arretrati. Una beffa mentre altri magistrati vanno avanti spediti proprio sulla gestione Pani dell’Aifa, in merito al prezzo più alto mai stabilito al mondo per il principale farmaco contro l’epatite C, il Sovaldi. Nei mesi scorsi la Procura di Pavia ha fatto perquisire l’Agenzia, dove nessuno ne parla apertamente ma in molti adesso danno per scontato un imminente avviso di garanzia anche per la Lorenzin.

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