Aiuti a fondo perduto e crediti con scadenza a 30 anni. I paletti 5S sul Recovery Fund. Per l’eurodeputata D’Amato l’ipotesi di dirottare i fondi Ue dal Sud al Nord è una balla di Salvini

di Carmine Gazzanni
Politica

Recovery Fund sì, Mes assolutamente no. È chiaro il pensiero di Rosa D’Amato, europarlamentare pentastellata, che ha seguito da vicino i vari step che hanno portato l’Europa a concepire una risposta poderosa – ma a tratti ancora chiaro-scurale – dinanzi all’emergenza coronavirus. “Ma ora – spiega ancora la D’Amato, alla vigilia della riunione di oggi dell’Eurogruppo – C’è il rischio di un nuovo stallo”.

Teme nuovi diktat sul Mes?
Il dibattito sul Mes ci interessa poco. Adesso è chiaro a tutti che allo stato attuale è impossibile togliere le condizionalità che sono previste dai Trattati stessi. L’art. 136, comma 3, del TFUE, il Trattato di funzionamento dell’UE è chiaro e afferma che la concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità. Tra l’altro, l’ammontare del prestito che il Mes concederebbe non sarebbe altro che un pannicello caldo per l’Italia e basterebbe per qualche settimana. Il Recovery Fund avrebbe invece tutt’altra potenza di fuoco. Noi puntiamo a mobilitare 1.500 miliardi di euro tra prestiti e soprattutto trasferimenti. Solo così l’Europa si dimostrerà all’altezza di questa grande sfida.

Eppure l’Olanda pare voglia porre condizioni molto stringenti…
Quello che deve fare l’Italia lo decide il governo italiano e non l’Olanda. Questo dibattito è stucchevole. Leggendo bene i dati delle previsioni economiche della Commissione europea si nota che l’Europa è spaccata in due: c’è un asse di paradisi fiscali come Olanda e Lussemburgo e di chi non rispetta le regole europee sul surplus commerciale, come la Germania, che subirà una perdita inferiore del PIL nel 2020. Questi stessi Paesi cresceranno più rapidamente nel 2021. Poi c’è l’asse dei Paesi mediterranei che subiranno perdite pesanti. La crisi è simmetrica ma le conseguenze economiche sono asimmetriche. È assurdo. Questo dimostra che le attuali regole europee amplificano le distorsioni all’interno dell’area euro, creano vantaggi competitivi e vanno dunque profondamente cambiate. In Europa non esistono Paesi di serie A e Paesi di serie B quindi o facciamo in fretta approvando quelle misure urgenti e necessarie promesse oppure allontaneremo ancora di più l’Ue dai cittadini.

Teme nuove fasi di stallo?
Sì, c’è il rischio di stallo. La Commissione europea avrebbe dovuto presentare la proposta sui Recovery fund in questi giorni e invece sembra che questa slitterà di qualche settimana a causa dei troppi dubbi di alcuni Paesi rigoristi sul nuovo strumento approvato nello scorso Consiglio Europeo. Tra questi Paesi c’è anche l’Olanda. Non si può aspettare il 2021 per la piena operatività di questo strumento anticrisi, sarebbe troppo tardi L’Europa deve fare in fretta, superare queste esitazioni e rendere operativo il fondo già in estate.

Quali potrebbero essere i tempi per il Recovery Fund?
Noi poniamo quattro condizioni. Ci devono essere trasferimenti a fondo perduto. I prestiti devono avere una scadenza almeno trentennale a tasso d’interesse vicino allo zero. Il Recovery Fund deve partire il prima possibile e infine una parte di esso deve prevedere una mutualizzazione del debito futuro. Su questi quattro punti non accettiamo passi indietro.

Nei giorni scorsi si è discusso in Italia sulla possibilità che i fondi Ue vengano dirottati dal Sud al Nord. È un’ipotesi sul tavolo?
Smentiamo la disinformazione messa in giro da Lega e Fratelli d’Italia su presunto dirottamento dei fondi dal Sud al Nord Italia per l’emergenza Covid-19. L’80% delle risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione andranno al Sud, così come doveva essere e noi vigileremo che non ci sarà nessuno scippo. Siamo invece preoccupati sull’ipotesi di cancellare in Europa il principio di territorialità che garantisce delle soglie per le aree svantaggiate. L’emergenza sanitaria non deve essere una scusa per indebolire il principio nobile della politica di coesione. Servono più risorse e non un rimescolamento dei fondi già esistenti, che porterebbe a indebolire le Regioni più povere.

L’Ue conta oggi 40 milioni di disoccupati e le previsioni parlano di un Pil che potrebbe contrarsi di 8 punti percentuali. Che periodo ci aspetta?
Duro ma può essere di svolta se reagiamo con una recovery che sia green, realizzi un modello di sviluppo ecosostenibile. O diamo risposte subito oppure rischiamo che la crisi si acuisca.