Al Senato niente cittadinanza, sullo ius soli scoppia il putiferio. La ministra Fedeli cade e si male: la legge slitta a dopo i ballottaggi

dalla Redazione
Politica

Insulti, spintoni e anche un ferito lieve. Lo Ius Soli non è nemmeno arrivato al Senato che è scoppiato il putiferio e l’Aula si è trasformata in uno dei peggiori bar di Caracas. La discussione sulla legge per il riconoscimento della cittadinanza a chi nasce in Italia, ha insomma scatenato il caos. Ad avere la peggio è stata la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, scivolata dopo uno spintone. Per lei giusto una botta, guarita con antidolorifici, ma il fatto spiega bene il clima respirato a Palazzo Madama. “Non saranno i tentativi di sopraffazione a fermare una battaglia di civiltà”, ha poi ribadito l’esponente del Governo, rassicurando tutti sulle sue condizioni di salute. “La mia solidarietà alla ministra Valeria Fedeli. Basta violenza nelle Aule parlamentari. Il dissenso si esprime con le parole”, ha commentato la presidente della Camera, Laura Boldrini.

Il risultato di questo teatrino è stato lo slittamento della disussione a martedì prossimo. Ma tra i parlamentari c’è già la convinzione che l’iter riprenderà dopo i ballottaggi. La bagarre è scoppiata quando il Pd ha approvato l’inversione dell’ordine dei lavori, anticipando il dibattito sullo Ius soli. Il senatore della Lega, Raffaele Volpi, ha letteralmente perso le staffe rivolgendo insulti al presidente del Senato, Pietro Grasso, che prima lo ha espulso, poi ha ritirato la sanzione per consentire la ripresa dei lavori. Ma il gesto non è bastato: i leghisti, con cartelli in mano contro lo ius soli, hanno proseguito la protesta. E dopo il piccolo infortunio alla Fedeli, la discussione sulla legge è stata posticipata. Il Pd ha comunque confermato di voler andare avanti. “Non parliamo solo di dare cittadinanza a bambini che sono nati in Italia, ma a ragazzi che hanno vissuto in Italia, hanno studiato in Italia, sono cresciuti in Italia”, ha affermato il capogruppo dem a Palazzo Madama, Luigi Zanda. “Abbiamo il dovere di approvare questa legge perché le persone cui ci rivolgiamo sono italiani e per questo hanno diritto ad avere cittadinanza”, ha aggiunto.

Ma il leader della Lega, Matteo Salvini, ha rilanciato: “La cittadinanza va desiderata, e conquistata! Noi non molliamo!”. Oltre alla rigida opposizione della Lega, anche Forza Italia ha ribadito la contrarietà. “Non c’è il clima giusto nel Paese. Lo Ius Soli non va approvato”, ha affermato il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. “È difficile fare passi di questo tipo quando il Paese è preda di un’ondata migratoria importante. Il problema è che oggi mi sembra che non ci sia il clima per poter discutere di questo”, ha concluso l’esponente di Forza Italia. Il Movimento 5 Stelle appare in difficoltà dopo l’annuncio dell’astensione sul provvedimento. “Non è il principio della legge che non ci piace.Ma in questa legge non c’è niente dello Ius soli”, si è giustificato Roberto Fico, uno dei big grillini.